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Introduzione
Toto,
ho come limpressione
che non ci troviamo più nel Kansas
Dorothy.
Se Dorothy
non avesse mai sentito parlare della strada di mattoni gialli,
sarebbe mai ritornata in Kansas? (1)
Lomino di latta avrebbe ritrovato il proprio cuore?
Il leone il proprio coraggio? Lo spaventapasseri il proprio
cervello? La strada di mattoni gialli è una metafora
straordinaria che si riallaccia a qualcosa di profondamente
radicato nella psiche umana. Rappresenta la speranza, la direzione
e lo scopo. E tuttavia sta anche a simboleggiare una promessa
singolare: seguite la strada di mattoni gialli e i vostri
sogni diverranno realtà.
Trasferire
questi sentimenti da un mondo di fantasia alla realtà
in cui ci muoviamo tutti i giorni è semplice e complicato
allo stesso tempo. E se non ci fosse una strada di mattoni
gialli, ma solo un territorio inesplorato? E se nessuno fosse
in grado di garantire il compimento della tua ricerca? E se,
molto semplicemente, tu non fossi certo di star seguendo la
direzione giusta? In pubblico, molte persone affrontano di
rado questioni di questo genere; eppure, in privato si trovano
ad affrontare il dubbio, la confusione, e la complessità.
Il neolaureato in pubblico dichiara la propria fiducia nel
percorso di carriera che gli si spalanca di fronte, mentre
in privato si interroga sulle opportunità inespresse.
Il guru sostiene pubblicamente lefficacia dei «sette
passi verso la realizzazione», mentre in privato viene
assalito dai dubbi. In pubblico, il manager appoggia al 100%
lultima iniziativa della propria azienda, mentre in
privato nutre riserve che rimangono inesplorate.
Spesso,
la distanza tra quello che si dice in pubblico e quello che
si pensa in privato è così grande che molte
persone imparano ad ignorare del tutto lincertezza.
Come ha detto un impiegato: «da queste parti, sei costretto
a conoscere tutte le risposte. E anche se non le conosci,
impari a comportarti come se le conoscessi». In poche
parole: la certezza prevale, il dubbio no.
La nostra
cultura dice ai leader che «devono sapere». E
dice loro in centinaia di modi, grandi e piccoli, che lincertezza
è un male.
Chi si occupa di selezione si aspetta che i candidati rispondano
con disinvoltura a domande riguardanti i loro obiettivi di
carriera per i cinque anni successivi. Se rispondono «sono
incerto», quante probabilità avranno di essere
assunti?
I quotidiani sono pieni di previsioni sugli stock tips
più caldi o sui dieci migliori mutual funds del prossimo
anno. Quanti giornali riportano in prima pagina «Questanno
non vi diremo quandè il momento giusto per acquistare
titoli: il fatto è che non siamo in grado di prevedere
quello che succederà»?
Spesso, i cittadini non prendono sul serio quei politici
che non fanno promesse o progetti specifici per affrontare
ogni problema possibile.
Gli analisti finanziari chiedono agli executive di
pianificare fino allultimo centesimo i guadagni dellanno
successivo. Guai allazienda che sbaglia la previsione
a causa di qualche ignota forza del mercato.
Spesso, gli studenti chiedono con insistenza ai propri
insegnanti di dir loro cosa dovranno sapere per il prossimo
test. Sono pochi gli insegnanti che ribattono: «Non
ve lo dirò perché nella vita affronterete un
sacco di esami prima dei quali non avrete nessun indizio sulle
domande che vi verranno fatte. Dovrete solo affinare il vostro
intuito».
Spesso, i lavoratori guardano con sospetto agli executive
quando questi ultimi non forniscono dettagli sugli andamenti
del mercato, sui nuovi prodotti e sugli investimenti futuri.
Questo
libro adotta una tattica nettamente diversa rispetto alla
cultura dominante. La premessa di base è che in molte
situazioni è in effetti meglio accogliere lincertezza
piuttosto che eliminarla. Tipicamente, quando le persone si
trovano per la prima volta di fronte allincertezza,
tentano di scacciarla con strumenti atti a creare certezza
(cfr. Capitolo 4). Alla fine molte persone imparano a tollerare
e forse convivere con lincertezza. Alcuni imparano addirittura
ad accettare lincertezza come una forza ineluttabile
che si deve sconfiggere. Vogliamo incoraggiare i leader ad
aspirare a qualcosa di più grande: ad accogliere lincertezza
(cfr. Figura 1.1). Perché? Ci sono due ragioni essenziali.
Primo,
è importante riconoscere che esistono molte cose per
le quali i leader non hanno le risposte, non possono fare
previsioni accurate o di cui hanno una conoscenza sfumata
(2)
ed incompleta.
Secondo,
è importante legittimare il «non sapere».
I leader non dovrebbero sentirsi obbligati a fornire una risposta
definitiva laddove non è possibile. Purtroppo, nella
società e nelle organizzazioni ci sono forze molto
potenti che esercitano una pressione degna di un martello
pneumatico, conficcando nella testa delle persone lidea
che devono «sapere» a tutti i costi.
Quella
che accogliamo non è una qualche specie di bizzarra
incertezza che giustifica linattività o una mancanza
di scopi del tipo «ciò che accade accade».
In realtà ci sono molte cose riguardo alle quali le
persone hanno bisogno di essere assolutamente certe:
che domani sorgerà il sole;
che gli aeroplani sui quali viaggeranno saranno sicuri;
che il software del computer funzionerà quando
lo utilizzeranno;
che i collaboratori arriveranno al lavoro in orario;
che le conversazioni confidenziali verranno tenute
segrete.
Eppure,
richiedere la certezza laddove non è possibile ottenerla
è un atteggiamento avventato, dannoso e spesso pericoloso.
Ci sono molti vantaggi nellaffrontare in modo leale
le incertezze della vita. In realtà, il caos, la complessità
e la velocità del cambiamento allinterno delle
moderne organizzazioni richiede che i leader diventino dei
maestri nellaccogliere lincertezza.
Figura
1.1 Modalità di gestire lincertezza

Le organizzazioni,
così come le persone che lavorano al loro interno,
possono scegliere di ignorare lincertezza, oppure di
accoglierla. In questo senso è significativo comparare
il modo in cui organizzazioni e dipendenti gestiscono lincertezza.
La Matrice sul management dellincertezza (Cfr. Figura
1.2) mostra quattro possibilità fondamentali riguardo
al clima organizzativo risultante.
Il clima dello status quo. Sia i collaboratori che lorganizzazione
in cui sia i dipendenti che lorganizzazione rifiutano
lincertezza. I collaboratori non vogliono sorprese e
raramente ne ricevono.
Il clima disturbante. I collaboratori desiderano la
certezza, mentre ritengono che lorganizzazione sia troppo
aperta allincertezza. Perciò i collaboratori
cominciano a sentirsi irrequieti e addirittura sopraffatti
dallambiente di lavoro caotico.
Il clima soffocante. I collaboratori accolgono lincertezza,
ma sentono che lorganizzazione tenta di scansarla. Risultato:
i dipendenti si sentono soffocati.
Il clima dinamico. Sia i collaboratori che lorganizzazione
accolgono lincertezza. Di conseguenza il clima è
dinamico, pieno denergia e in continuo cambiamento.
Figura
1.2 La Matrice sul management dellincertezza
Approccio
allincertezza
da parte
del dipendente |
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Approccio
allincertezza
da parte dellazienda |
Prendendo
in esame più di mille dipendenti che lavorano in organizzazioni
che vanno da quelle comprese tra le prime 500 di Fortune fino
alle piccole aziende, abbiamo messo a punto uno strumento
che ci consente di constatare quale clima descrivesse meglio
le esperienze dei dipendenti.
Le implicazioni
sono significative. La nostra ricerca rivela che i dipendenti
che lavorano per organizzazioni che accolgono lincertezza
tendono ad essere:
più soddisfatti del proprio lavoro;
più dediti alle loro organizzazioni;
meno cinici riguardo alla vita organizzativa;
più propensi ad identificarsi con le loro organizzazioni
(cfr. Appendice C).
Queste
tendenze si verificavano anche quando gli stessi dipendenti
non accoglievano del tutto lincertezza. Per esempio,
i dipendenti che si trovavano nel clima disturbante riferivano
allincirca lo stesso livello di job satisfaction e di
dedizione di quelli che operavano allinterno del clima
dinamico. Anche se i dipendenti possono ritenere di essere
male equipaggiati per gestire lincertezza, sono ben
felici che lorganizzazione sia in grado di farlo. In
effetti, unipotesi ragionevole potrebbe essere che i
dipendenti allinterno del clima dello status quo siano,
in linea generale, soddisfatti e dediti alla propria organizzazione.
Ma la nostra ricerca mostra qualcosa di diverso. Sembra che
quasi tutti i dipendenti riconoscano la necessità che
qualcuno accolga lincertezza.
I dipendenti
si rivolgono ai leader perché questi ultimi diano loro
la necessaria ispirazione, la direzione e gli strumenti perché
i loro colleghi e le organizzazioni siano nelle condizioni
di accogliere lincertezza. Abbiamo scritto questo libro
per aiutare i leader in questa impresa. In particolare, proponiamo
le seguenti idee.
Proposizione
1. Accogliere lincertezza migliora la qualità
della vita per i collaboratori e le organizzazioni (Capitolo
1).
Proposizione 2. Ci sono alcune forze molto potenti che rendono
difficile o socialmente inaccettabile accogliere lincertezza
(Capitolo 2).
Proposizione 3. Nel mondo cè molta più
incertezza di quanto si pensi (Capitolo 3).
Proposizione 4. Le persone e le organizzazioni impiegano un
sacco di tempo per creare una certezza apparente, ma non reale.
Questo è un problema (Capitolo 4).
Proposizione 5. Le illusioni della certezza sono pervasive
e spesso dannose. Il problema peggiora, invece di migliorare
(Capitolo 5).
Proposizione 6. Ci sono modi efficaci per accogliere lincertezza
nelle vostre vite e nelle vostre organizzazioni (Capitoli
6-9).
Nei capitoli
seguenti sviluppiamo queste idee in modo da permettervi di
diventare leader sempre più efficaci e di tracciare
una nuova via. Addio strada di mattoni gialli.
(©
Edizioni Angelo Guerini e Associati)
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