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| Newsletter - GENNAIO 2012 - numero 125 www.professionelavoro.net |
L'Argomento del Mese. "Risorse Umane: No Strategy, No Party!..." (parte 1 di 3)
Da alcuni anni le risorse umane vengono descritte come un aspetto chiave nella gestione strategica aziendale. Si fanno grandi proclami sulla valenza del fattore umano in termini di creatività e innovazione. Ma allora perché, in termini pratici, si continuano a gestire le persone come semplici risorse? Siamo pronti a fare un salto di qualità e rendere la gestione di talenti e competenze un fattore integrante alla strategia aziendale?
FASTCOMPANY è da anni fra i più letti mensili di management e business trends negli USA; stile fresco e sbarazzino, case studies rilevanti e ben presentati, approfondimenti di sostanza; nel tempo tutto questo ha conferito al mensile un’autorevolezza riconosciuta da imprenditori e manager: la rivista non tratta mai argomenti a caso e non si fa problemi a ‘mettere il dito sulla piaga’ in barba anche a fini equilibri accademici o di politica aziendale fra varie funzioni e comparti. Quando la rivista approfondisce un tema lo fa con un linguaggio schietto e diretto (che sicuramente serve a qualcosa ai veri addetti ai lavori di turno) e con cognizione di causa, una causa che è destinata a lasciare un segno nei mesi e negli anni a venire. E’ un mix coinvolgente fra effetti drammatici o comici hollywoodiani e il tipico pragmatismo asciutto e penetrante Made in USA. Quale è stato il tema più controverso e discusso da FASTCOMPANY negli utlimi anni? Il tema che concretamente ha suscitato il maggior dibattito e stimolato le opinioni più sostanziose provenienti da tutti gli ambiti aziendali? Un articolo apparso sul numero di Agosto 2005, titolo “Why we Hate HR? ... and how we can fix it” (Perché odiamo la fuzione HR e come risolvere il problema).
commenti, critiche, riflessioni sono come sempre benvenute: info@professionelavoro.net
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Approfondimento su: "Risorse Umane: No Strategy, No Party!..." (parte 1 di 3) |
HR. Le ragioni dell’odio... e quelle della speranza?
Hate ‘odio’ è una parola forte e non è stata associata a caso all’acronimo HR (Human Resources), inteso come la funzione ‘gestione risorse umane’ svolta in azienda. Infatti, con il crescere della complessità di gestione e sviluppo aziendale, la funzione HR è percepita dalla maggior parte delle persone in azienda (manager, impiegati, operai; e in questo l’articolo trae la sua forza da classico sondaggio molto ampio e articolato) come una vera e propria ‘palla al piede’ allo sviluppo delle idee, ambizioni e strategie stimolate da un mercato in continuo cambiamento. Quali sono i ‘peccati capitali’ dell’imputato che nel corso degli ultimi venti anni non è riuscito a rendere veramente soddisfatto nessuno; anzi ha stimolato questi sentimenti di ‘odio’? HR, come funzione, si distingue soprattutto nel concentrarsi sull’efficienza piuttosto che sul creare reale valore aggiunto, operando in un contesto che si concentra sul breve termine (controllo sulla corretta applicazione delle procedure; riduzione dei costi) rispetto a fattori decisionali e strategici che hanno una valenza nel medio e lungo termine. Si tratta di un’efficienza ‘da ragionieri’ volta a ‘procedurizzare’ tutto senza porsi realmente il problema dell’utilità reale di dette procedure rispetto al complessivo progetto aziendale.
Il risultato è che si finisce per scontentare tutti (creando appunto ‘odio’): il management perché è portato a non vedere nella funzione HR un vero partner strategico utile a stimolare le dinamicità di pensiero e azione di cui le aziende hanno oggi bisogno (e semplicemente il tagliare i costi non basta più); i lavoratori perché si sentono oppressi da un modo di gestire standardizzato che non rispetta le peculiarità di ruoli ne di espressione individuale di capacità e talento (tutto questo va contro l’efficienza di creare degli standard di riferimento). HR è divenuta una funzione di protezione dell’azienda nei confronti dei propri collaboratori: come mettere in piedi procedure volte a proteggere gli interessi aziendali nei confronti di possibili cause legate a mobbing o a ‘tagli’ di personale dubbi nella loro logica. In altre parole è una funzione di controllo (assicurarsi che i processi lavorativi fissati dal management siano rispettati e debitamente sanzionati; propriamente definita come ‘gestione del personale’) che a fatica si è evoluta in una funzione di servizio (assicurarsi di concepire e sviluppare pratiche concretamente utili ai costanti cambiamenti aziendali riguardanti la gestione del fattore umano che è ritenuta sempre più al centro della reale creazione di valore aggiunto da parte dell’azienda; propriamente definita come ‘gestione risorse umane’) e che stenta ad evolversi in un ambito più critico e concreto di supporto reale decisionale (concentrandosi appunto sul contribuire a migliorare la qualità delle decisioni prese in azienda valorizzando al meglio i talenti e le capacità che l’azienda ha a disposizione; propriamente definita come ‘gestione del capitale umano’).
Si è creato un contesto in cui la funzione HR dovrebbe e potrebbe essere sempre più critica ed importante nell’ambito aziendale e pare non essere in grado (o almeno non mostrare volontà) di evolversi veramente dalle radici di funzione di controllo e servizio verso una dimensione di vero e proprio supporto decisionale volto a far comprendere e trarre il meglio dal fattore ritenuto da sempre più parti come quello realmente critico al successo aziendale nel medio e lungo termine: quello umano. Da notare che l’aspetto più delicato di tutto questo consiste nel riuscire a formare un contesto di cultura aziendale in cui il fattore umano venga realmente e pragmaticamente compreso per il suo valore strategico aldilà di scontate ragioni umanistiche che, purtroppo, non sono mai riuscite a stimolare una reale valenza strategica nella mentalità manageriale.
di Riccardo Paterni ( riccardo@sapereperfare.it )
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| Libro da non perdere |
Da «risorse umane» a persone. Idee, testimonianze aziendali e proposte operative per trasformare la cultura del lavoro in Italia
di Stefano Greco
Nell'arco di circa un decennio, le persone hanno subito una specie di metamorfosi kafkiana diventando "risorse umane". La mutazione si è poi completata di recente con la sigla HR, pronunciata con quell'accento americano che oggi va tanto di moda nei titoli delle fiction mediche e criminali. Naturalmente, non è una questione soltanto di parole. All'espressione risorse umane corrisponde infatti un progressivo degrado del concetto di persona nelle più diverse sfere sociali, dal lavoro alla politica, dall'istruzione alla salute, dall'ambiente all'economia, in Italia come nel resto del mondo. Questo libro vuole raccogliere la sfida del Ritorno alle Persone nel senso del concreto recupero della centralità del valore delle persone nelle organizzazioni e negli gli altri sistemi sociali. Il saggio vuole risvegliare l'opinione pubblica dal letargo della passività e della rassegnazione, attraverso riflessioni, idee - l'autore ne descrive 101 nel capitolo quattro -, testimonianze aziendali e proposte operative al fine di mantenere viva la consapevolezza sul diritto universale delle persone ad essere trattate sempre come tali, evitando la vuota retorica e puntando direttamente a soluzioni che possano rendere felice il maggior numero possibile di persone.
2009, Franco Angeli, 176 pagine 18 Euro |
| Perla di saggezza |
""Quando le persone vanno a lavoro, non dovrebbero lasciare a casa i loro cuori."
Betty Bender
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