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Newsletter - Settembre 2009 - numero 111 www.professionelavoro.net
L'Argomento del Mese. I conflitti interiori: affrontare il nostro “peggior nemico” e accettarci per come siamo...

In ogni situazione della nostra vita il “come siamo fatti” è fondamentale per determinare gli effetti che questa ha su di noi. Questo è facile capirlo quando da osservatori esterni vediamo persone diverse reagire in modo completamente diverso di fronte e a situazioni analoghe. Ma è molto più difficile quando siamo coinvolti in prima persona perché la nostra emozionalità spesso prende il sopravvento.
Moltissimi conflitti nascono proprio da questo: da un’errata gestione della nostra componente istintiva.
A molti sembra brutto da dirsi ma l’essere umano spesso ha comportamenti animaleschi e tribali che sono parte integrante della sua essenza e con cui ognuno di noi nel corso della vita si deve confrontare.
Da qui l’importanza di confrontarci con noi stessi visto che in molte circostanze rischiamo di essere la causa principale delle nostre frustrazioni e insoddisfazioni a causa del nostro atteggiamento.

LA CHECKLIST DEL CAPO
I conflitti interiori: affrontare il nostro "peggior nemico" e accettarci per come siamo...

Ma come si può imparare ad essere critici con se stessi?

E’ necessario non abbandonarsi al proprio modo di essere ma impostare un ben preciso percorso per imparare a conoscere noi stessi e quindi accettarci per come siamo. E il percorso dovrà essere fatto con schiettezza ed onestà per tirare fuori tutto quello che ci fa stare male e che non ci piace di noi stessi così da arrivare a gestire le nostre reazioni al meglio in qualsiasi circostanza, a maggior ragione seconflittuale.

La tipologia del percorso non è importante, quello che conta è l’obiettivo finale: imparare a conoscere se stessi senza paura delle proprie debolezze imparando ad accettarsi e soprattutto a capire che la propria vita è soggetta a continue interazioni con gli altri dove quasi sempre non si ha il controllo vero della situazione visto che non esiste una realtà assoluta, valida per tutti che è possibile modificare e indirizzare indipendentemente dagli altri, ma possiamo solo gestire le nostre reazioni e il nostro modo di leggere le situazioni. Questo non vuol dire che nella vita non bisogna agire o lottare per inseguire i propri obiettivi, ma che è necessario imparare ad accettare serenamente motivi e situazioni che percepiamo come negative.

Quindi il percorso non deve essere ipocritica o illusorio per dare la sensazione di aver capito tutto, quindi non può durare giorni o mesi, ma deve diventare parte integrante della propria vita perché la “formazione” di se stessi è una precisa responsabilità e necessità per vivere al meglio con se stessi e con gli altri soprattutto quando le situazioni sono conflittuali.


Inviare Commenti e riflessioni a: cristiano.tori@professionelavoro.net

 

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini
Argomento del Mese: COLLAGE

Mi accade spesso di essere attratto da articoli di riviste, notizie di giornali, interviste in TV, che non hanno alcuna relazione tra loro ma che la mia mente associa cercando di attribuirgli un nesso comune nel tentativo di individuare il bandolo della ingarbugliata matassa che caratterizza, oggi più che mai, il nostro vivere ed agire quotidiano.

Nel numero 643 di “La Repubblica delle donne” ad esempio mi hanno incuriosito questi tre articoli:

Una spia nel nido del cuculo sul reportage di una giornalista che si è finta pazza per entrare in alcune cliniche statunitensi e capirne le logiche al servizio delle potenti case farmaceutiche. Rendere patologica la vita quotidiana di milioni di americani stressati dal lavoro, la famiglia, la ricerca continua di una sessualità esplosiva, fornisce loro una giustificazione evitando di sforzarsi per risolvere da soli i propri problemi.

L'indice che non va in rosso sul Leading Lipstick Indicator che misura la salute dei mercati finanziari basandosi sugli acquisti di rossetti per labbra che aumentano notevolmente in tempi difficili perché danno sicurezza alle donne riuscendo perfino a migliorare la postura, l'equilibrio e il coordinamento.

Chi è più solo? di Zygmunt Bauman che prendendo spunto dalla storia dell'adolescente che in un mese ha inviato 3.000 sms, fa alcune considerazioni sulla crescente mania di essere sempre reperibili e connessi con gli amici via sms, facebook, chat a scapito della comunicazione con le persone in carne e ossa che costituiscono la nostra cerchia più vicina ad iniziare dai familiari.

Mi chiedo se di fronte a tutto ciò possiamo solo ironizzare con Un riso molto amaro (titolo della rubrica di Umberto Galimberti che chiude appunto la rivista citata) pensando allo “spreco di qualità umane non utilizzate e gettate nell'insignificanza in nome del dio mercato”, o non sarebbe di gran lunga preferibile ricominciare a incontrare le persone dal vivo, senza intermediari elettronici, senza schemi mentali, senza paura, per confrontarci e crescere insieme cercando nuovi significati per il nostro vivere.

Inviare Commenti e riflessioni a: giansandro.simonini@professionelavoro.net

 

Libro da non perdere

 

Il futuro del management.

di Gary Hamel, Ben Brill

Se un dirigente degli anni Sessanta fosse catapultato dalla Macchina del Tempo nei corridoi di una delle nostre aziende vagherebbe spaesato tra nuove tecnologie, prodotti, sistemi, modelli di comunicazione, fino a quando qualcuno gli illustrasse gli stili di management in uso. Gli stessi che conosceva lui. Uguali. Immutati. "Il futuro del management" evidenzia ciò che tutti sanno ma che nessuno ammette: il modo con cui si gestiscono le aziende è sorpassato, e il management deve svecchiarsi e cambiare per non fallire le sfide del nuovo secolo. L'autentica innovazione non è quella di prodotto, processo o strategia. Il vantaggio competitivo che dura più a lungo è quello che deriva dall'innovazione nel modo di gestire le aziende.

(2008, ETAS, pp. 304 20,70 Euro)

 

Perla di saggezza

 

“Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano."

Anonimo

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