|
10,
giugno 2002 - esattamente tre anni di attività per Professione
Lavoro! Tre anni durante i quali siamo cresciuti assieme
ai nostri clienti, siamo riusciti ad essere più vicini
alla loro realtà e rafforzarne in vario modo la componente
umana del capitale aziendale. Incontri con varie aziende
ci hanno portato a dibattere sul concetto di "capitale
umano". E' un termine sempre più di moda il cui
significato è però spesso ancora non ben definito e
sicuramente si tratta di un capitale che ancora oggi
non rientra fra le voci contemplate dalla partita doppia!
Con questo numero, celebrando il nostro terzo anno di
attività, presentiamo una nuova rubrica di approfondimento
proprio legata al ruolo del "capitale umano"
in azienda. Cosa è, come si quantifica, come si investe.
Con il taglio pratico che contraddistingue il modo di
vedere le cose dei nostri consulenti cercheremo di far
luce su questo tema invitando a stimolarne un dibattito
anche da parte vostra. Buona lettura !
Riccardo
Paterni,
General
Manager
L'Argomento
del Mese:
Il
Ruolo del Capitale Umano nelle Aziende di Oggi
Qualsiasi
cosa facciamo, possiamo realizzarla solo grazie alle
persone. Le persone sviluppano la tecnologia. Le persone
apportano miglioramenti alla tecnologia e rendono possibili
tutte le cose. Infine, saranno dellle persone ad utilizzare
ciò che la nostra azienda produce. Non importa quanto
piccola o meccanizzata sia la Vostra organizzazione:
in ogni caso sono necessarie delle persone per decretarne
il successo.
Che tipo
di valore attribuite all'aspetto umano nell'ambito aziendale?
Il termine
"Capitale Umano" è stato coniato da Theodore
Schultz, un economista, vincitore del Premio Nobel nel
1979, che ha dedicato gran parte dei suoi studi alla
condizione dei paesi sottosviluppati nel mondo. Egli
ha giustamente rilevato come i concetti tradizionali
dell'Economia non avessero finora preso in considerazione
questo aspetto molto importante.
Al giorno
d'oggi, in ambito prettamente aziendale, il Capitale
Umano può essere descritto come la combinazione dei
seguenti fattori:
-
Le
caratteristiche individuali apportate dalla persona
nel proprio lavoro: intelligenza, energia, attitudine
positiva, affidabilità, impegno.
-
La
propria capacità di imparare: prontezza, immaginazione,
creatività e ciò che viene solitamente definito
"street smarts", senso pratico (ossia
la capacità di realizzare le cose).
-
La
propria motivazione nel condividere le informazioni
e le cognizioni: vale a dire spirito di squadra
e orientamento verso gli obiettivi.
Purtroppo
l'unico componente in campo economico che può costituire
di per sé un valore aggiunto è anche quello più difficile
da valutare. Tale componente è appunto quello umano:
tipicamente il patrimonio più difficile da amministrare.
L'infinita varietà e imprevedibilità degli esseri umani
fa sì che sia enormemente più difficile trarne delle
valutazioni generali, rispetto a quanto accade invece
con altre componenti elettromeccaniche, fornite di precise
e predeterminate modalità di funzionamento.
Ciò nonostante
le persone sono l'unico elemento nell'azienda avente
l'intrinseco potere di generare valore. Tutte le altre
variabili - cassa e crediti, materiali, impianti ed
attrezzature, fonti di energia - altro non offrono che
potenziali inerti. Per loro natura non aggiungono nulla,
e non possono aggiungere nulla, a meno che un essere
umano (sia l'operaio di livello più basso, sia il professionista
più ingegnoso o un massimo dirigente) liberi quel potenziale
e lo metta in azione. Nonostante questa complessità,
misurare il valore del capitale umano è possibile.
Alcuni
manager sono convinti che gli operai comuni nel loro
insieme non siano molto più intelligenti di quei piccioni
utilizzati da Skinner, i quali imparavano ad azionare
delle leve per ottenere in cambio del cibo. Tali manager
pensano che fornire incentivi tangibili, l'equivalente
in ambito umano del cibo per i piccioni, sia la soluzione
migliore. Comunque non importa quanto "saporito"
l'incentivo possa essere: un piccione che non sa quale
leva azionare non otterrà alcuna gratifica. Con questo
vogliamo sottolineare che se non abbiamo a disposizione
persone con un certo potenziale intrinseco, con la dovuta
formazione o esperienza lavorativa, unitamente agli
strumenti e alle informazioni necessarie per svolgere
il lavoro, non otterremo i risultati di cui abbiamo
bisogno. Tutto ciò di cui disporremo invece saranno
dei piccioni frustrati.
La soluzione
a lungo termine ed economicamente più efficace consiste
nell'aiutare ogni persona a diventare più produttiva.
Ciò comporta per la classe manageriale il compito di
decidere quanto investire in un potenziale umano produttivo.
Nei prossimi
mesi continueremo questa ed altre considerazioni sul
ruolo essenziale delle risorse umane in ambito aziendale.
I Vostri commenti saranno graditi.
Mandate le
Vostre e-mail a : pl@global-service.it
Adattato
dal libro, The ROI of Human Capital di Jaz Fitz-enz
|