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Quello
della Cultura Aziendale è un campo che è stato ampiamente
trascurato dai manager. Qualcuno potrebbe affermare
che la cultura aziendale è semplicemente una derivazione
del concetto di capitale umano, ma non è così. La cultura
aziendale è l'elemento caratterizzante di qualsiasi
organizzazione. E' il suo segno distintivo.
Il
concetto di cultura aziendale è stato introdotto da
Deal e Kennedy nel 1982. Sono stati loro a descrivere
come questa parola racchiuda tutte le aspettative, i
rituali, i taboo, le ricompense e le sanzioni poste
alla base alla vita di un'azienda. In seguito Trompenaars
e Hampden-Turner hanno esteso e diffuso in tutto il
mondo il concetto suddetto, arrivando a parlare di emanazioni
universali di sistemi di valori aziendali.
Al
di là di un semplice sistema di retribuzione competitiva,
adesso molte aziende si stanno sforzando di costruire
ambienti in cui le persone vogliono lavorare.
Altri dirigenti invece alzano le spalle e affermano
di non avere tempo sufficiente per occuparsi di cambiare
la cultura della loro azienda. Il che equivale a dire:
" Le persone di cui sono responsabile stanno morendo
di malaria, ma io non ho tempo di prosciugare la palude
nella quale pullulano le zanzare che stanno propagando
il contagio".
I
dirigenti che adottano questo atteggiamento poco lungimirante
e semplicistico, immancabilmente otterranno come risultato
aziende deboli e dalla vita breve.
Una
delle reazioni più comuni alla sfida rappresentata all'informazione
è quella di investire nella tecnologia. Certamente
è una scelta necessaria ma, di per sé, raramente
essa conduce alla soluzione che ci necessita. La
tecnologia è un bene passivo. Il computer e i programmi
non aggiungono valore a meno che abili esseri umani
non mettano le loro sapienti mani sulle tastiere ed
inizino a trarre dai programmi di software il potenziale
che vi è contenuto. Alcuni studi non ufficiali hanno
rilevato che solo poche aziende investono nella formazione
necessaria per sfruttare al massimo le potenzialità
offerte dalla tecnologia. Questa constatazione ci conduce
a concludere che la tecnologia, unita alla necessaria
formazione, potrebbe rendere i lavoratori
di qualsiasi livello maggiormente produttivi. Questo
però rappresenta solamente il primo passo da fare. Ci
sono altre due fattori che dovrebbero necessariamente
essere presi in considerazione. Uno di questi riguarda
la produzione di dati. Tutti i processi generano un'emissione
di dati. La maggior parte di questi dati non viene selezionata,
raccolta né condivisa. Alcuni dirigenti si rendono conto
di possedere grandi quantità di dati all'interno delle
loro aziende, ma raramente sono disposti ad investire
allo scopo di convertirli in intelligenza per aumentare
la produttività. Abbiamo intavolato innumerevoli discussioni
con dirigenti che ammettono questa lacuna ma, ciò nonostante,
non fanno niente per colmarla. Noi riteniamo che la
motivazione di questo comportamento risieda nel fatto
che essi sono stati preparati all'analisi dei dati finanziari,
ma non in materia di utilità della prestazione
lavorativa umana
abbinata al contesto della tecnologia. Si rendono conto
che non potrebbero gestire n'azienda senza disporre
di una adeguata informazione finanziaria, man non danno
abbastanza importanza al valore o alla necessità di
applicare i dati che derivano dal capitale umano. Piuttosto
che ammettere la loro ignoranza, preferiscono spremere
i loro dati finanziari ancora di più.
Il fattore più importante,
in questo contesto, è la cultura aziendale. Investire
nella tecnologia dell'informazione e nella formazione
è necessario, ma, di nuovo, la tecnologia e i dati sono
beni passivi. Persino la conoscenza che ogni lavoratore
possiede è sprecata se non è condivisa. Sono stati spesi
molti soldi in tecnologia e formazione per creare scambi
interni di informazioni, ma solo in pochi casi si è
raggiunto l'obiettivo. La Andersen Consulting ha investito
molto denaro nel suo "KX" (ossia "Knowledge
Exchange": progetto per lo scambio di informazioni)
ma, solamente quando i membri dello staff hanno capito
quanto poteva essere utile condividere i dati, hanno
iniziato a contribuire con la propria conoscenza ed
esperienza. In ultima analisi, bisogna creare una cultura
che promuova la condivisione dei dati. Solo allora vale
la pena investire nella tecnologia dell'informazione
e addestrare le persone ad usarla.
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Adattato
dal libro, The ROI of Human Capital di Jac Fitz-enz
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