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| Febbraio 2004
- n.44 - The Newsletter |
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In occasione del workshop/dibattito:
"Trasformare l'incertezza in fonte di progresso"
Trarre vantaggio dall'incertezza nello sviluppo di percorsi di carriera individuali e strategie aziendali
che si terrà in due occasioni:
Mercoledi 3 marzo ore 17,00 Giovedì 4 marzo ore 18,30
presso la Biblioteca di Campus presso la Sala Viscontea
Via del Seminario I nr. 790 dell'ALDAI
Monte San Quirico - Lucca Via Larga 31 - Milano
iscrizioni e informazioni: iscrizioni e informazioni:
www.professionelavoro.net/eventi vedi invito allegato formato .pdf
esploriamo uno dei temi trattati nel libro "Accogliere l'incertezza. L'essenza della leadership" con un estratto di seguito riportato.
L'Argomento del Mese: Da dove viene l'incertezza?
Se volete imparare ad accogliere l'incertezza, per prima cosa dovete capire da dove proviene.
Ignoranza
Ignoranza assoluta
Una delle fonti dell'incertezza risiede nel nostro livello di conoscenza. Ci sono un sacco di cose che le persone ignorano completamente: non sanno nemmeno di non sapere. Alla metà dell'Ottocento il tasso di mortalità delle partorienti negli ospedali europei si aggirava attorno al 25-30% e l'opinione diffusa era che non si potesse far nulla per ridurre questa percentuale. In realtà, il personale all'interno degli ospedali non sospettava nemmeno di diffondere involontariamente infezioni tra le pazienti. Il Dott. Ignaz Philip Semmelweis scoprì ben presto l'origine del problema e ordinò al personale di disinfettarsi le mani dopo esser venuto a contatto con ogni paziente. Dal momento in cui la comunità medica accettò questo punto di vista critico, il tasso di mortalità scese fino all'1%. In poche parole, le pazienti erano vittime di una totale ignoranza riguardo alle infezioni.
Allo stesso modo, noi possiamo essere ragionevolmente certi del fatto che anche agli esperti di oggi sono sconosciuti molti aspetti importanti che riguardano la nostra salute, il nostro benessere, il nostro star bene.
Ignoranza consapevole
Ci sono anche situazioni in cui si sa di non sapere. Perciò si è consapevoli della propria ignoranza. Questo può (a) stimolare ricerche ulteriori oppure (b) spingere a cercare cose che non si potranno mai conoscere. Nel primo caso, le persone vanno alla ricerca dei pezzi mancanti del puzzle. Nel secondo caso può anche non esserci nessun pezzo, e quindi la ricerca è vana. Steve Richardson progetta appunto puzzle di questo tipo. La sua azienda, la Stave Puzzles Inc., fabbrica i puzzle più complessi e costosi del mondo. Uno dei trucchi più diabolici ai quali ricorre Richardson consiste nel lasciare appositamente all'interno del puzzle uno spazio vuoto nel quale manca un pezzo. È molto importante distinguere questi due generi di ignoranza. Andare alla ricerca di un pezzo inesistente non è solo infruttuoso, ma rappresenta anche uno spreco di risorse preziose. Un problema ancora più spinoso consiste nello stabilire quanto tempo è necessario per arrivare alla conclusione che non ci sono "pezzi mancanti". Questo è uno dei motivi per cui un risolutore esperto può impiegare anche due anni per completare uno dei puzzle di Richardson.
Casualità
Anche se avete a disposizione grandi quantità di certezza, potreste trovarvi a fare i conti con un'altra dimensione dell'incertezza: la casualità. Il numero di eventi casuali va ben al di là della nostra immaginazione, come il fulmine anomalo che distrugge una casa. C'è ben poco da fare in casi del genere.
C'è un altro tipo di casualità che si presta ad essere ulteriormente esaminata. Il fatto che la moneta che avete lanciato dia testa oppure croce è completamente arbitrario. Nemmeno un supercomputer è in grado di dirvi quale sarà il risultato. Ma potete in ogni caso sapere che, in base alla legge della probabilità, nel corso del tempo circa il 50% dei lanci dà come risultato testa. Questo significa che potete ottenere un grado più elevato di certezza riguardo al quadro complessivo piuttosto che riguardo ad un evento specifico.
Complessità
La casualità e l'ignoranza non sono gli unici spauracchi nascosti nel labirinto dell'incertezza. Anche la complessità ci tende il suo agguato. L'economia è così complessa da correre il rischio di risultare incomprensibile. Tuttavia, gli analisti fanno un passo indietro e osservano il quadro complessivo. In relazione al mercato azionario possiamo fare, con ragionevole certezza, due previsioni: (a) il mercato andrà incontro a fluttuazioni e (b) i vecchi modelli di analisi del mercato azionario verranno messi in crisi e ne saranno inventati di nuovi. I meteorologi maneggiano abbastanza bene la miriade di fattori che influenzano le condizioni atmosferiche, ma le interazioni sono talmente complesse che prevedere con esattezza che tempo farà fra un mese o addirittura fra una settimana può essere straordinariamente difficile. Perciò gli esperti possono essere in grado di comprendere in modo approssimativo questi sistemi complessi, ma sarebbe comunque molto difficile effettuare previsioni precise sul lungo termine.
L'ignoranza può rappresentare un trampolino per l'innovazione, la scoperta e per tutte quelle coincidenze fortunate che danno senso alla vita. La casualità può favorire lo sviluppo del cambiamento, dell'apprendimento, dell'evoluzione e dell'adattamento. La complessità può incoraggiare la crescita, la nascita di nuove connessioni e la creazione di strutture particolarmente complesse e stimolanti.
Adattato dal libro, "Accogliere l'incertezza. L'essenza della leadership" di P.Clampitt; R.DeKoch, 2003 pp.227 Guerini & Associati
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La Checklist del Capo:
6 STRATEGIE PER METTERE LA VOSTRA AZIENDA IN CONDIZIONE DI AFFRONTARE AL MEGLIO IL FUTURO. |
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Quando si è a capo di un'organizzazione è necessario fare molto di più che assicurarsi che le cose nel quotidiano procedano al meglio, il ruolo implica la responsabilità di assicurarsi che quello che è fatto oggi serva anche a costruire per il domani. Sfortunatamente molti manager si trovano ad essere troppo impegnati nel gestire le problematiche del quotidiano e sovente non riescono a dedicare le sufficienti energie al futuro. Il fatto è che se certi aspetti strategici non vengono tenuti in considerazione nel presente, il futuro per l'organizzazione potrebbe non esserci. Di seguito alcuni spunti di riflessione sul tema:
1. Tenersi aggiornati sui trend. Come sta cambiando il mercato su cui si lavora? Che cosa sta avvenendo negi laboratori di ricerca nel mondo che potrebbe cambiare drasticamente quello che fai oggi? Che cosa avviene nel mondo? Cosa comporta tutto questo per la realtà della tua azienda?
2. Divenire dei modelli di cambiamento. Nelle parole di Lester C. Thurow, "In un mondo dominato dalla competizione, si hanno due possibilità: si può perdere, o se si vuol vincere bisogna cambiare." E' importante prepararsi da un punto di vista psicologico e fisico per la realtà del cambiamento. E' utile percepire tutto questo come un'avventura non una minaccia. Il tuo punto di vista sul cambiamento avrà un impatto sostanziale su come lo stesso viene percepito dai tuoi collaboratori.
3. Assumere, premiare e promuovere il talento migliore. I tuoi migliori collaboratori saranno quelli che porteranno la tua azienda verso il futuro. Sviluppa un sistema di gestione risorse umane che identifica, forma, promuove e premia queste persone.
4. Investire in tecnologia, persone e formazione. Iniziamo a pensare in termini di strategia più che di ragioneria: soldi investiti in tecnologia, persone e formazione non sono un costo, sono un investimento.
5. Sottolineare l'importanza dell'innovazione e della capacità di adattamento nel corso dei colloqui con i propri collaboratori. E' utile mantenere i propri collaboratori in uno stato di costante, seppur bilanciato, stato di creativa tensione.
6. Vincere il clima da compiacimento generato dal successo. Il successo è una barriera al cambiamento. Quando le cose vanno bene non c'è bisogno istintivo di cambiarle. Sfortunatamente a volte questo comporta che non c'è stimolo a migliorarsi. Come ha scritto il Dr.Oliver Wendell "La cosa più importante in questo mondo non è tanto dove siamo, ma in quale direzione stiamo andando". E' necessario divenire consapevoli e lottare contro le barriere al cambiamento create dal successo.
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Adattato dal libro, "Smart Moves For People in Charge " di Sam Deep & Lyle Sussman
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VALORE AGGIUNTO: anche le pareti hanno un'anima.
Rubrica curata dall'associazione Natura e Architettura www.naturaearchitettura.org |
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Argomento del Mese: Perchè non fare tesoro dei principi del Feng Shui nella progettazione di edifici aziendali?
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Questo è il terzo argomento di riflessione proposto nel numero 42 della newsletter ed è forse il meno familiare agli uomini d'azienda anche se il numero di manager che si avvicinano a questa scienza taoista applicata da millenni è in costante aumento.
Già nel 1951 Gino Valle, architetto e designer di fama internazionale (ha progettato per Zanussi, Fantoni, IBM, Olivetti) aveva scoperto il Feng Shui nella biblioteca di Harvard. (v. articolo di Sebastiano Brandolini sul supplemento "D" di Repubblica del 22/11/2003).
E difficile individuare esattamente l'influsso di questa scienza nei suoi lavori ma il suo insegnamento di
- non essere mai prevenuti nei confronti del mondo,
- mantenersi sempre aperti e critici verso ciò che facciamo,
- non dare nulla per scontato,
- dedicare la massima attenzione ad ogni elemento del progetto fino ai dettagli,
- non percorrere mai scorciatoie,
è certamente in sintonia col Feng Shui.
Disse in una vecchia intervista "Io parto sempre dalla convinzione che devo costruire in un luogo che c'è già e dove ci sono delle altre cose. I miei edifici offrono un davanti e un dietro, suggerendo direzioni d'accesso e modi d'uso". Lo studiare prima e sempre i luoghi e - aggiungiamo noi - le persone che vi dovranno lavorare o abitare, per poi arrivare al progetto è proprio ciò che il Feng Shui insegna a fare con i suoi principi sperimentati da millenni che consentono di creare ambienti di lavoro confortevoli e stimolanti.
Inviate i vostri commenti a: info@professionelavoro.net .
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| Libro da non perdere |
"Il volto irrazionale del management e l'etica della leadership"
Olivero Nanni
Cos'è la leadership? Quali doti e circostanze fanno sì che un individuo sia riconosciuto da altri come il capo e ripongano in lui le proprie attese? Il libro, avvalendosi del contributo di diverse discipline e offrendo al lettore esempi storici e la penetrante rappresentazione di brani di letteratura, cerca di dare una risposta a questa domanda. Ma s'interroga anche in quali modi quest'inclinazione si esprime; se esistono diversità tra paese e paese e tra cultura e cultura. Inoltre cerca di comprendere come, anche senza particolari doti naturali, è possibile esercitare un ruolo di guida nei confronti di altri e su quali siano le difficoltà e i dilemmi etici che, chi è investito di questa responsabilità, si trova ad affrontare.
(2004, pp.192, Euro 18 Franco Angeli)
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Perla di saggezza |
"Se in una situazione riesci a vedere solo quello che tutti riescono a vedere, rappresenti talmente bene la cultura a cui appartieni, che ne sei vittima."
S.I. Hayakawa |
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