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Approfondimenti sull'assertività e altri temi chiave alla vita lavorativa di oggi su:

Rivista on-line:  SaperePerFare.it 

Innovazione Praticità e Concretezza nel mondo delle aziende e del lavoro

 

 
 
Newsletter -  Maggio 2004 - numero 48 

 

L'Argomento del Mese: ASSERTIVITA'; come essere se stessi mantenendo rapporti costruttivi.


Ci sono due estremi nel modo di interagire con gli altri.  Un estremo è quello dell'eccessiva passività.  Per queste persone va tutto bene, non si mettono mai in discussione, sono tranquille ed evitano il confronto e il conflitto a tutti costi.   L'altro è quello dell'eccessiva aggressività.  Queste persone intimoriscono gli altri, mettono in soggezione, quando qualcosa non va sono le prime a dire qualcosa, anche in modo scorbutico o addirittura violento.  Queste persone non esitano a urlare, gettare oggetti in aria e fare qualsiasi cosa per raggiungere i propri obiettivi.

 

Chiaramente, nessuno di questi estremi rappresenta l'ideale per avere buoni rapporti con gli altri e allo stesso tempo ottenere i risultati positivi in azienda.  Esiste un modo di comportarsi che porta a raggiungere contemporaneamente questi due obiettivi; l' "assertività."

 

Che cos' è l'assertività?

 

L'assertività è la capacità di esprimere i propri sentimenti; scegliere come comportarsi in un dato contesto; difendere i propri diritti quando necessario; aumentare la propria autostima; sviluppare una sana dose di sicurezza in se; esprimere serenamente un'opinione di disaccordo quando si ritiene opportuno; portare avanti i propri piani che richiedono una modifica dei propri comportamenti; chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando vengono percepiti come fuori luogo o offensivi.  Tutto questo, quando fatto in modo propositivo, costruttivo e positivo si chiama "assertività".

 

L'assertività è un approccio che ci mette in condizione di gestire in modo positivo e costruttivo i rapporti interpersonali.  È una tecnica che può essere appresa e, con la pratica, diviene una capacità che può essere migliorata.

 

La Checklist del Capo:
ASSERTIVITA'; come essere se stessi mantenendo rapporti costruttivi.
Di seguito alcuni spunti pratici su come utilizzare l'assertività per affermare costruttivamente la propria leadership.

Con un approccio "assertivo" sei in grado di fare, in  modo spontaneo e naturale, quanto segue:

 

  • Esprimere i tuoi sentimenti.  Puoi esprimere i tuoi piaceri e interessi spontaneamente anziché farlo in modo neutrale.  Puoi dire, "A me piace questa zuppa" o "Mi piace la tua auto" anziché "La zuppa è buona."  Puoi utilizzare la frase "Mi sento" oppure "Io penso" quando appropriato.
  • Parlare di te.  Se fai qualcosa di veramente importante o interessante, tu puoi raccontare questo ai tuoi amici e colleghi.  Questo non significa monopolizzare la conversazione, ma puoi fare notare nel momento più opportuno i tuoi successi (e magari anche insuccessi da cui hai tratto significativi spunti di apprendimento) o obiettivi raggiunti.
  • Salutare le persone.  Ti comporti in modo estroverso e amichevole con le persone che vorresti conoscere meglio.  Sorridi genuinamente e saluti le persone con calore, "Oh, Ciao!  Che bello rivederti" anziché mangiare le parole e dire "ciao" sottovoce oppure fare un semplice cenno del capo o sembrare imbarazzato.
  • Accettare i complimenti.   Puoi accettare un complimento con grazia ("Si, piace anche a me questa macchina.") anziché dire qualcosa per far apparire meno importante l'oggetto del complimento, ("Si, ma è pur sempre una Fiat").  In questo modo trasmetti la sensazione di premiare anziché penalizzare o "punire" chi ti fa complimenti.
  • Comunicare con le espressioni del viso.   Le espressioni del tuo viso, l'intonazione della tua voce comunicano gli stessi sentimenti delle tue parole.  Quando parli con le persone, mantieni lo sguardo in modo naturale.
  • Esprimere un moderato disaccordo.  Quando qualcuno dice qualcosa di cui non sei d'accordo, non fai finta di essere d'accordo per il solo motivo di mantenere la pace.  Esprimi il tuo disaccordo attraverso messaggi non-verbali quanto:  guardare altrove, una smorfia, alzare le sopraciglia, scuotere la testa, oppure cambiare il discorso.
  • Fare chiarezza.  Se il tuo capo oppure un collega ti da indicazioni, istruzioni o giustificazioni in modo affrettato o confuso, puoi chiedere spiegazioni aggiuntive in modo naturale e non invadente.  Anziché non dire niente e sentirti confuso per non aver compreso appieno, puoi dire, "Le tue istruzioni non mi erano del tutto chiare.  Potresti iniziare da capo?".
  • Chiedere "perché".  Quando qualcuno ti chiede di fare qualcosa che a te non sembra ragionevole oppure gradevole, puoi chiedere, "Perché vorresti che io faccia così?".
  • Esprimere un forte disaccordo.  Quando non sei d'accordo con qualcosa e ti senti piuttosto forte sul tuo punto di vista, puoi esprimere questo con affermazioni del tipo; "Io la vedo in un altro modo.  Secondo me..." oppure "Secondo me, il tuo modo di vedere la cosa non prende in considerazione alcuni fattori, come ad esempio...".
  • Difendere i propri diritti.  Non lasci che gli altri si approfittino di te.  Sei capace di dire "no" con fermezza senza sentirti in colpa.  Puoi difendere i tuoi diritti e chiedere di essere trattato con rispetto.  Puoi dire, "Tocca a me..." o "Mi scusi, ma ora mi devo liberare.  Ho un altro appuntamento,"  oppure "Per favore abbassi la sua radio,"  o "Tu sei mezz'ora in ritardo per il nostro appuntamento."  Puoi esprimere i tuoi fastidi senza arrabbiarti.
  • Essere persistente.  Se hai una lamentela (o un reclamo) legittimo, puoi continuare a ribadirlo, nonostante resistenze da parte del tuo interlocutore, fino a che ottieni una risposta soddisfacente.  Non ti arrendi di fronte ad un paio di "no".
  • Evitare la giustificazione di ogni opinione.  Durante una discussione, se qualcuno cerca di metterti in difficoltà continuando a chiederti "perché, perché, perché", tu puoi porre fine a queste domande rifiutando di partecipare in questo tipo di dialogo, oppure rigirare la domanda al tuo interlocutore.  Puoi semplicemente affermare, "Io la penso così.  Questi sono I miei valori.  Non devo giustificare tutto quello che dico.  Se dare giustificazioni è così importante per te, sentiamo il motivo perché tu non sei d'accordo con quello che dico."

Spunti di riflessione:

  • Fai un veloce "check-up" dei tuoi comportamenti quotidiani rispetto ai contesti sopra indicati.  Con quanti di questi ti identifichi di più, in quale aree vorresti migliorare?
  • Hai la sensazione di reagire a volte in modo troppo aggressivo oppure troppo passivo durante le tue giornate lavorative?  E nella vita privata?
  • Diresti che le persone a volte si approfittano della tua gentilezza oppure della tua disponibilità?  Hai un comportamento eccessivamente passivo? O magari noti che il tuo comportamento tende ad essere eccessivamente aggressivo?
  • Diresti che a volte soffri di sensi di colpa per aver reagito in modo eccessivamente aggressivo ad un collega, un fornitore, in famiglia? 
  • Cosa potresti fare concretamente per trovare un modo più assertivo di rapportarti con gli altri?

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

Addattato dal libro, "Asserting Yourself" di Sharon Anthony Bower & Gordon H.Bower

 

VALORE AGGIUNTO: anche le pareti hanno un'anima.
Rubrica curata dall'associazione Natura e Architettura www.naturaearchitettura.org
Argomento del Mese: LAVORO & FELICITA' sono veramente inconciliabili?

 

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'infelicità sarebbe destinata a dilagare tra le popolazioni dei paesi occidentali. I più felici del mondo sarebbero i nigeriani e noi italiani ci dichiariamo infelici in ben 26 casi su 100. Altro che spaghetti e mandolino! Sembra confermato quindi, da altra angolazione, il dato citato nel numero 47 secondo cui il 28% della forza lavoro della Comunità Europea  risulta affetto da stress.

In pole position tra i luoghi che trasmettono maggior senso di infelicità c'è l'ufficio e il soggetto più infelice risulta essere una donna di 36-45 anni, single, impiegata, diplomata o laureata, che risiede nell'hinterland di una grande città.

Limitandoci all'ambiente di lavoro, cosa possiamo fare per migliorarlo e farlo diventare un luogo felice?

Come progettisti per prima cosa dobbiamo ascoltare emotivamente il committente e gli utenti degli spazi che andremo a progettare o modificare.

Un buon progetto deve infatti tenere conto anche della dimensione affettiva di coloro che saranno costretti a vivere tali spazi essendo appunto luogo di lavoro.

Con l'ausilio del Feng Shui possiamo perfino personalizzare i vari ambienti in funzione di chi li userà.

Poi dobbiamo

-          essere consapevoli dell'effetto psicologico prodotto dai colori, dalle forme e dai materiali degli arredi,

-          permettere la trasformabilità degli spazi nel tempo,

-          usare attentamente il verde sia come elemento emotivamente gratificante che come ausilio alla climatizzazione,

-          ridurre il più possibile le sorgenti di campi elettromagnetici

-          scegliere accuratamente il tipo di illuminazione privilegiando sempre l'illuminazione naturale anche attraverso "camini di luce" in grado di veicolare la luce naturale anche negli ambienti privi di pareti esterne.

Una volta realizzato un ambiente di lavoro emotivamente adatto, tutti noi dobbiamo comunque sempre ricordare che la felicità vive solo qui e ora e non può essere vincolata a condizioni esterne come il raggiungimento di un budget, un avanzamento di carriera o un aumento di stipendio.

Le aspettative eccessive, così come i continui rimpianti e gli attaccamenti ossessivi non servono che a far avverare le cupe previsioni dell'OMS.

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net
Libro da non perdere

 

"Azienda in Jazz"

Erika Leonardi

Organizzare il lavoro come un concerto jazz, questa è l'idea sviluppata dall'autrice nell'ambito della gestione della qualità nell'impresa. Attraverso una stravagante metafora, il libro propone l'universo musicale del jazz come modello di una gestione organizzativa armonica, a cui l'azienda "postmoderna", fondata sulla qualità, potrebbe ispirarsi, mirando non solo al profitto, ma anche all'innovazione e, non ultimo, a una maggiore soddisfazione del singolo. In ambedue i casi l'organizzazione è basata su tre fattori comuni: il ruolo delle persone, la gestione delle attività, i risultati prodotti. Ecco che allora la musica jazz, il suo ritmo, la sua imprevedibile ma studiata articolazione diventano una preziosa chiave di lettura del mondo del lavoro: i legami tra le persone a livello di gruppo e in rapporto al leader, la relazione tra competenze e creatività, l'equilibrio fra la logica dei processi e la flessibilità dell'organizzazione, l'originalità dei risultati e l'apertura al cambiamento. Un approccio originale e accattivante per un testo ricco di suggerimenti e consigli operativi, indicati sia per il tradizionale settore manifatturiero, sia per il terziario, sia per le organizzazioni pubbliche che stanno uscendo da una mortificante stasi. L'opera è corredata, a fini didattici ma soprattutto evasivi, da un CD-rom contenente un ironico e brioso cartone animato realizzato da Bruno Bozzetto e alcuni brani di jazz appositamente incisi nell'esecuzione della Hopeless Jazz Band.

(2004, pp.128, Euro 18,00 Il Sole 24 Ore)

 

Perla di saggezza


"I computer sono inutili; danno soltanto risposte."

Picasso   

 
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