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Newsletter - Giugno 2005 - numero 61  www.professionelavoro.net
L'Argomento del Mese:  la differenza fra udire ed ascoltare. L'ascolto attivo.

Molti manager ci sentono bene ma ascoltano male. Confusi? Spieghiamo la cosa. Udire significa semplicemente percepire vibrazioni sonore. Ascoltare consiste nel dare significato a queste vibrazioni. Quindi ascoltare richiede di fare attenzione, di interpretare e ricordare stimoli sonori.

L'ascolto efficace è attivo piuttosto che passivo. Nell'ascolto passivo ci comportiamo semplicemente da registratori: si assorbe l'informazione che ci viene fornita. Invece l'ascolto attivo richiedere di "entrare nella testa" di chi parla in modo da comprendere quanto comunica dal suo punto di vista. Ascoltare in modo attivo significa ascoltare per cercare di comprendere ciò che chi parla intende comunicare, piuttosto che semplicemente ascoltare per ciò che si vuol capire. L'ascolto attivo è oggettivo, senza giudizi. Inoltre come ascoltatore attivo, ci assumiamo anche la responsabilità della completezza: facciamo tutto ciò che serve per permettere a chi parla di esprimersi appieno in modo che sia per noi comprensibile. 

I seguenti otto comportamenti sono associabili con l'ascolto attivo.

tratto dal libro "The Truth about Managing People" by Stephen P.Robbins - Prentice Hall)

 


LA CHECKLIST DEL CAPO
La differenza fra udire e ascoltare. L'ascolto attivo.

Se vuoi migliorare le tue capacità di ascolto attivo metti alla prova queste tecniche: 

  1. Guarda negli occhi l'interlocutore. Come ti senti quando qualcuno non ti guarda negli occhi quando stai parlando? La maggior parte delle persone interpreta questo comportamento come una mancanza di attenzione e riguardo verso chi parla.
  2. Utilizza appropriate espressioni facciali e movimenti della testa. Chi ascolta in modo attivo mostra interesse per ciò che l'interlocutore dice. Lo fa anche attraverso messaggi non verbali. Cenni del capo di approvazione o espressioni del viso appropriate, quando aggiunte ad un buon contatto dello sguardo, indicano a chi parla che tu stai veramente ascoltando.
  3. Evita azioni o gesti di distrazione. Quando stai ascoltando evita di guardare all'orologio, di muovere carte o oggetti. Queste azioni fanno percepire a chi parla che tu sei annoiato e che non stai prestando la tua piena attenzione.
  4. Fai domande. Chi ascolta in modo attivo e critico analizza ciò che ascolta e fa domande. Questo tipo di comportamento porta a chiarezza e comprensione del messaggio e assicura a chi parla che effettivamente stiamo facendo attenzione.
  5. Utilizza la tecnica della parafrasi. Ripeti ciò che chi parla ha espresso utilizzando parole tue. Chi ascolta in modo attivo utilizza frasi come: "Quello che ti sento dire è che." "Intendi dire che.". La parafrasi è anche un mezzo per riscontrare in modo concreto che tu stai effettivamente comprendendo quanto ti viene riferito.
  6. Evita di interrompere chi parla. Lascia che l'interlocutore completi la sua esposizione prima di replicare. Non cercare di intuire ciò che la persona intenda dire e precederla nella sua conclusioni.
  7. Non parlare troppo. Anche se il parlare tende ad essere più piacevole dell'ascoltare, non è possibile ascoltare e parlare contemporaneamente. Chi ascolta in modo attivo si rende conto di questo e fa molta attenzione a non parlare troppo.

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net 

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini c.progetti@tiscali.it
Argomento del Mese: la chimica non è sempre amica.

Conviviamo con oltre 100 mila sostanze chimiche ma spesso non è una convivenza gradevole.

Ci semplificano la vita ma possono anche trasformarla in un inferno come è già accaduto a molte persone affette dalla MSC (Sensibilità Chimica Multipla).

I bassi livelli di molte sostanze chimiche comuni per l'uso domestico innescano spesso sintomi che vanno dall'allergia, alle difficoltà respiratorie, all'asma fino alla impossibilità di condurre una vita normale e doversi isolare da qualunque composto chimico, il che significa isolarsi dal mondo intero visto che la chimica è ovunque.

La Commissione europea, con la proposta REACH (Registration and Authorization Chemicals) si propone di guardare in faccia almeno 30.000 sostanze chimiche delle quali abbiamo informazioni assai lacunose nonostante siano in commercio da prima del 1981 perché all'epoca non si facevano controlli preventivi approfonditi.

Ovviamente l'industria chimica (il fatturato annuo del settore è di 400 miliardi di euro) è contro questo programma comunitario che richiede 11 anni di test a partire dal 2007 data stimata per la conclusione dell'iter burocratico di adozione da parte della UE.

Occorre inoltre evitare che i test si trasformino in un'ecatombe di animali da laboratorio e proporre metodi di indagine alternativi all'impiego di cavie.

C'è qualcosa che possiamo fare nel frattempo nel nostro piccolo? Usare il buon senso ed evitare di ricorrere alle sostanze chimiche ogni volta che è possibile: nell'alimentazione, nel vestiario, nell'arredamento, nei materiali da costruzione, nei detersivi e nei profumi, nella scelta dei mezzi di trasporto ecc.ecc.

Forse ci costerà un po' più di fatica ma ne guadagneremo in salute.

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Giuseppe Varchetta

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(2005,  Guerini & Associati, pp. 175 17,50 Euro) 

Perla di saggezza

"Io vorrei entrare in contatto il più possibile con le persone per quello che sono state capaci di dare, anche quando sono idee completamente diverse dalle mie."

  Luciano Ligabue

 
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