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Newsletter - Ottobre 2005 - numero 65 www.professionelavoro.net
L'Argomento del Mese: Come dare forza alla propria leadership aprendosi al feedback...
Troppo spesso chi si trova in una posizione di leadership (a vari livelli, dal ruolo di amministratore delegato fino a quello di capo squadra di lavoro) finisce per non dedicare sufficiente tempo e risorse ad uno dei fattori più importanti alla credibilità ed efficacia del proprio ruolo: aprirsi al feedback, ai commenti, alle osservazioni di collaboratori, colleghi, clienti, fornitori ecc.. 

O meglio, ci si presta al feedback ma lo si fa senza convinzione, come se fosse qualcosa da fare per motivi di immagine e formalismi di varia natura. In questo senso è interessante rilevare (e questo è un esercizio che tutti possiamo fare) che se da un lato chi è in un ruolo di leadership si dichiara costantemente aperto al feedback, dall’altro lato (quello di colleghi, collaboratori, clienti) le percezioni non sono le stesse il che indica chiaramente che c’è qualcosa che non va nel rapporto. Ma perché darsi da fare a stimolare feedback sulle proprie azioni e comportamenti? 

La logica centrale di questo sta nella considerazione che quando scopriamo come gli altri ci percepiscono, siamo maggiormente in grado di allineare le nostre intenzioni con la realtà e sviluppare piani concreti di miglioramento personale e professionale. Infatti, allo scopo di crescere da un punto di vista personale e professionale dobbiamo raggiungere un buon livello di conoscenza di noi stessi, la quale, paradossalmente dipende in gran misura dalle osservazioni e input di chi ci è vicino ed interagisce con noi. 

Sovente ciò che, in qualità di leader, ci impedisce di creare e stimolare efficaci sistemi di feedback sul nostro operato consiste in una serie di luoghi comuni che è necessario sfatare al più presto. Alcuni di questi luoghi comuni sono brevemente presentati nella seguente sezione.

LA CHECKLIST DEL CAPO
Come dare forza alla propria leadership aprendosial feedback... (e partendo dallo sfatare alcuni luoghi comuni)
Luogo Comune nr. 1: Se loro hanno ragione io ho torto.

Spesso in qualità di leader non stimoliamo feedback sul nostro operato perché timorosi di confrontarci con questa considerazione. In realtà le percezioni possono variare di persona in persona e possono essere anche nettamente opposte alle tue ma questo non vuol dire che chi le manifesta sia necessariamente nel giusto o nell’errato. E’ necessario tenere presente che considerazioni altrui sono frutto delle loro esperienze, contesti di lavoro e valori. 

Luogo Comune nr.2: Dovrò cambiare la mia personalità.

Questa è un’altra considerazione che ci mette sulla difensiva rispetto al feedback. In realtà solo raramente il feedback viene fornito allo scopo di cambiare totalmente la nostra personalità in quanto questo in se, come compito, pare a molti praticamente impossibile. Di solito chi ci da feedback lo fa allo scopo di migliorare alcuni nostri atteggiamenti specifici; non tutto l’insieme del nostro carattere.

Luogo Comune nr.3: Metteranno in evidenza i miei sbagli.

Il feedback non può essere interpretato come un modo di mettere in evidenza sbagli commessi nel passato o nel presente. Dobbiamo invece considerarlo come un modo per imparare dagli errori commessi, in questo senso è un’opportunità tangibile per dare forza e credibilità alla nostra leadership da un punto di vista umano oltre che professionale.

Luogo Comune nr.4: Dovrò fare qualcosa che non voglio fare.

Nel momento in cui lo stimolare apertamente il feedback altrui richiede da parte nostra buone dosi di fiducia in se stessi, umiltà e rispetto per le opinioni altrui, questo non vuol dire che tu sarai obbligato a rispondere ad un determinato feedback con azioni che ritieni non appropriate o impossibili, anche qua si presenta un’ottima opportunità di mostrare la concretezza della tua leadership articolando queste ragioni sulla lunghezza d’onda comunicativa di chi ti da il feedback.

Luogo Comune nr.5: So già quello che mi diranno.

C’è quasi sempre una mancanza di rispondenza fra come noi percepiamo noi stessi e come gli altri ci percepiscono. Attraverso il feedback molto probabilmente riuscirai a farti un’immagine di te stesso che è molto più in linea con la realtà dei fatti e i commenti altrui spesso non solo ti sorprenderanno ma daranno ancora più valore a caratteristiche positive che ritieni di avere.

Luogo Comune nr.6: La prenderanno come un’opportunità per vendicarsi nei miei confronti.

Soprattutto quando abbiamo a che fare con contesti lavorativi, e con persone che sono professionalmente calate nel loro ruolo, il feedback che riceviamo non scaturirà da rancori ma dalla volontà di riuscire a collaborare meglio assieme rendendo il lavoro di tutti più vivibile e gradevole.

Luogo Comune nr.7: Mi farà male.

La realtà dei fatti è che ricevere feedback schietto dagli altri potrà farci male, da un punto di vista soprattutto emotivo e professionale, solo nel breve termine. Chiedere apertamente feedback sul proprio operato richiede coraggio e chiunque non si rende conto di questo si sta prendendo in giro. In ogni caso, nel lungo termine, sarà molto meglio per te renderti conto su come sei percepito da persone che inevitabilmente fanno e faranno parte dei tuoi successi professionali.

determinazione. Alcune aziende Italiane già propongono corsi di formazione aperti a vari collaboratori per comprendere le regole fondamentali del business ed imparare a leggere un conto economico o uno stato patrimoniale. E’ necessario insistere su questa strada monitorando i risultati che questo approccio porta.

 

bibliografia "THE TRANSPARANCY EDGE" by Pagano & Pagano - McGraw Hill -2005
Inviare Commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

 

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini
Argomento del Mese: ricerca, innovazione e impresa
E' il tema di una conferenza di tre giorni che si è appena conclusa, organizzata dalla Commissione Europea, dalla Regione Toscana, dal CNR e dalle amministrazioni locali di Pisa e Livorno.

Salvo sperare nel nuovo programma europeo per la ricerca che partirà nel 2007, per adesso laboratori di ricerca e aziende hanno vissuto in due mondi separati. Il prof. Paolo Dario docente di robotica alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa (v. inserto Valore Aggiunto del marzo 2005) ha lanciato appunto questo messaggio in un intervista al quotidiano Il Tirreno del 28 settembre scorso lamentando che "le nostre imprese non hanno familiarità e conoscenza della ricerca e non hanno neppure la fiducia che essa possa risolvere i loro problemi immediati. Quando l'economia tirava dicevano "non ci fate perdere tempo con la ricerca" oggi che siamo in fase recessiva sono costrette a rinunciare alla ricerca per mancanza di soldi".

Come si può rimediare? I ricercatori in qualche caso si trasformano in imprenditori lanciando piccole imprese ma questo non è il loro mestiere e lo fanno solo per dimostrarne la validità e per dare un esempio, poi per proseguire e sviluppare le aziende appena nate occorre il capitale delle imprese e soprattutto delle banche che invece pensano entrambe solo al mattone.

Resta il fatto che senza investire nella ricerca le nostre imprese sono destinate a rimanere scollate dal livello di qualità imposto dalla competizione internazionale.

Intanto abbiamo fatto un altro convegno, cioè altre parole. Quando si passerà ai fatti?

Inviare Commenti e riflessioni a: giansandro.simonini@professionelavoro.net

 

Libro da non perdere

 

Il paradosso della saggezza.

Come la mente diventa più forte quando il cervello invecchia

di Goldberg Elkhonon

Neuropsichiatra, nato in Lettonia ma trasferitosi negli Stati Uniti negli anni Settanta, Elkhonon Goldberg spiega in questo libro perché la mente, invecchiando, diventa più forte. Per secoli gli scienziati hanno pensato che le nostre funzioni mentali non facessero altro che deteriorarsi. Non è vero, sostiene Goldberg, il cervello "maturo" è in grado di integrare pensiero ed esperienza. Il cervello anziano usa meglio l'emotività, l'empatia e l'intuizione, una mente attiva e adeguatamente stimolata non deve temere l'invecchiamento. Per questo, egli propone un vero e proprio programma di "fitness cerebrale".

(2005, Ponte alle Grazie, pp. 301 15 Euro)

 

Perla di saggezza

 

“La conoscenza che si ottiene perché obbligati a farlo non trova mai spazio nella mente."

Platone

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