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Newsletter - Marzo 2006 - numero 70   www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   La narrazione come strumento di insegnamento, apprendimento e motivazione. (Parte 2 di 2) La prima parte è consultabile nell'archivio delle newsletters.


LA CHECKLIST DEL CAPO
La narrazione come strumento di apprendimento, insegnamento e motivazione. (seconda parte)

Continua dal numero precedente la serie delle linee guida ad uno stile narrativo efficace riguardante contesti aziendali.

3. Chiarisci l'intento del protagonista della storia. Fai riferimento diretto alla prospettiva ed al pensiero del protagonista nel mentre che valuta le varie opzioni di azione. E' importante far questo cogliendo l'opportunità di evidenziare aspetti chiave che vuoi sottolineare assicurantodi al tempo stesso di catturare l'attenzione della tua audience.

4. Descrivi le azioni. Presenta quanti più dettagli possibili che rendano la storia concreta. Cosa ha fatto il protagonista in modo specifico? E' fondamentale descrivere i comportamenti in modo tale che la prossima volta che l'audience si trova in contesti simili possa fare direttamente riferimento a "quello che ha fatto Robert in quel caso". L'audience dovrebbe essere messa in condizione di percepire un modello di pensiero e azione riguardante le sclete da fare. Magari le scelte che loro stessi arriveranno a fare non saranno esattamente quelle descritte nella storia ma almeno hanno uno schema concreto da seguire.

5. Chiarisci come è andata a finire. Assicurati di non lasciare dubbi nell'audience in merito a come si è conclusa la vicenda; metti in evidenza in modo chiaro la "morale della storia" e perchè questa morale assume un significato rilevante nel presente aziendale.

6. Contestualizza il tutto. La constestualizzazione riveste un ruolo fondamentale nell'efficacia di una storia; se possibile narrare la storia proprio nei luoghi in cui si è svolta o comunque utilizzare oggetti o altri riferimenti fisici per fornire un'impressione ancora più tangibile e memorabile della narrazione.

7. Inserisci un elemento di sopresa. Ogni storia veramente memborabile e significativa include un elemento di sorpresa. Se possibile trova l'occasione di inserire nella narrazione qualcosa di inatteso o imprevedibile. Questo contribuisce a rendere il messaggio della storia ancora più effiace; soprattutto se nel far questo si riesce a stimolare un sorriso o una risata spontanea.

Sviluppare una narrazione secondo queste linee guida richiede tempo e preparazione. Il narrare è una forma artistica e come tutte le forme artistiche richiede pratica. Ma se si comprende l'importanza della narrazione come strumento efficace di leadership, tutto il tempo speso allo scopo sarà un ottimo investimento!

(bibliografia “Encouraging the hearth: a leader's guide to rewarding and recognizing” - J.M.Kouzes, B.Z.Posner – Jossey Bass – 2003)

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini
Argomento del Mese: l'AGIRE senza un'etica diventa spesso solo un FARE irresponsabile che genera insoddisfazione

Prendo spunto dalla risposta di Umberto Galimberti ad una lettera di una lettrice de La Repubblica in merito al mito odierno dell'efficienza. La lettrice si dibatte tra il riconoscere necessaria l'efficienza sul lavoro ed il constatare che richiedere livelli di efficienza sempre più elevati porta inevitabilmente ad un mancato raggiungimento degli stessi. Da qui nascono sensi di fallimento che spingono a ricorrere a farmaci antidepressivi.

Galimberti risponde affermando che l'efficienza di per sé non è un disvalore ma “nell'era della tecnica in cui oggi viviamo gli scopi che l'apparato che ci impiega si propone non ci sono noti e, se ci fossero noti, noi non ne saremmo comunque responsabili”. Cita le affermazioni degli alti ufficiali dei campi di concentramento e del pilota del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima che sostenevano tutti di aver fatto il loro dovere e che a loro era richiesto solo di farlo con la massima efficienza, pertanto non provavano niente, si adeguavano semplicemente agli ordini ricevuti. Senza giungere a questi casi limite, anche l'impiegato di banca non è responsabile della destinazione dei prestiti anche a imprese criminali (traffico d'armi o di droga) o fallimentari (Cirio o Parmalat).

Evidentemente “nell'età della tecnica l'AGIRE ossia il compiere un'azione in vista di uno scopo che mi sono proposto e di cui sono responsabile, è stato sostituito dal semplice FARE, bene e con efficienza, le azioni che mi sono state assegnate dall'apparato di appartenenza (il famoso mansionario) senza alcuna responsabilità circa gli scopi finali che l'apparato si propone.

Misurata non più sull'”agire” ma sul semplice “fare” l'”efficienza” diventa sinonimo di semplice abilità tecnica e perfetta funzionalità esonerata da qualunque indicatore etico..... di cui non si avverte più né il peso né il richiamo. Da qui deriva il carico negativo che l'efficienza lasciata a sé stessa porta con sé. Purtroppo questo è il sistema e se non vi prendi parte resti senza lavoro e mezzi di sussistenza.Quindi ?”

Inviare commenti e riflessioni a: giansandro.simonini@professionelavoro.net

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"Se vuoi una vita felice, devi dedicarla ad un obiettivo, non a delle persone o delle cose."

         Albert Einstein

 
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