| Newsletter - Giugno 2006 - numero 73
www.professionelavoro.net |
L'Argomento del Mese:
Riconoscere e vincere le barriere dell'arroganza
Come se non bastassero le complessità del mercato e del contesto esterno alle nostre aziende, spesso noi stessi contribuiamo a creare inutili complessità anche all’interno dell’organizzazione. L’arroganza è un atteggiamento che contribuisce in maniera marcata a queste complessità a tutti i livelli aziendali sia che si tratti di contesti in piccoli gruppi di lavoro o in grandi corporations.
Si mostra arroganza quando il nostro atteggiamento tende ad essere rigido, supponente e ci mostriamo oltremodo sicuri di noi stessi, della valenza delle nostre conoscenze ed esperienze. Nel far questo creiamo delle vere e proprie barriere tra noi e gli altri, barriere che rappresentano un impedimento ad un confronto costruttivo, aperto e determinato per comprendere e gestire dinamiche di mercato che paiono in continuo cambiamento. In particolare l’arroganza contribuisce a creare e solidificare tre tipi di barriere interpersonali: barriere nel comunicare (quando ci proponiamo con arroganza, ci mostriamo non interessati alle esperienze, idee ed opinioni degli altri e di fatto interrompiamo il comunicare interpersonale); barriere nel comprendere (dalle posizioni rigide e sicure di se dell’arroganza è difficile predisporci a comprendere veramente quanto gli altri abbiano da dire); barriere nell’essere compresi (l’arroganza trasmette automaticamente tutta una serie di percezioni che spesso falsano anche la realtà: aldilà del messaggio che intendiamo comunicare, gli altri si aspettano da noi sempre e comunque certe posizioni prese e punti di vista rigidi).
Dobbiamo anche stare attenti a non confondere l’arroganza con la determinazione (come spesso avviene). La determinazione è figlia della volontà di riuscire a raggiungere un obiettivo (ci si concentra sull’obiettivo e si agisce); l’arroganza è molto più comunemente figlia di un profondo senso di orgoglio (ci si concentra soprattutto su noi stessi ed il nostro valore e si corre il rischio di perdere di vista l’obiettivo vero). Queste descritte sono alcune barriere dell’arroganza; nella seguente sezione alcuni spunti pratici per riconoscerle nelle nostre quotidianità e gestirle in modo costruttivo.
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LA CHECKLIST DEL
CAPO
Riconoscere e vincere le barriere dell'arroganza |
Per vincere le barriere dell’arroganza domandiamoci se...
Nelle mie interazioni con le altre persone all’interno dell’azienda chi parla maggiormente? Se gli altri raramente prendono l’opportunità di parlare dobbiamo considerare se questo avviene perché stiamo monopolizzando il tempo a disposizione o se il nostro atteggiamento fa percepire loro che non dovrebbero parlare (arroganza).
Non presto sufficiente attenzione a persone che potrebbero avere idee ed esperienze significative? Se crediamo veramente che le idee, esperienze ed opinioni altri siano importanti dobbiamo dimostrarlo nei fatti e in occasione di qualsiasi opportunità si presenti: stimoliamo chiaramente e apertamente riflessioni e ascoltiamole attentamente.
Quando diamo consigli, lo facciamo perché ci sono stati richiesti? Questo non significa che dovremmo dare consigli soltanto quando ci vengono richiesti (soprattutto se siamo in posizione di leadership questo fa parte integrante delle nostre responsabilità e del nostro ruolo); al tempo stesso assicuriamoci che non stiamo dando consigli semplicemente perché ci piace farlo senza considerare la predisposizione reale del nostro interlocutore.
Ci rendiamo conto di quando smettere di parlare? Quando parliamo agli altri (nostri colleghi, nostri collaboratori) facciamo attenzione a come siamo percepiti da tanti segnali verbali e non verbali. Impariamo a rafforzare il nostro intuito nel percepire quando è il momento opportuno di smettere di parlare ed iniziare ad ascoltare.
Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net |
VALORE
AGGIUNTO Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini |
Argomento del Mese: quando si è giù di corda, nessuna pigrizia.
Talvolta le cose non vanno come vorrei e quando succede mi chiedo come posso uscirne o almeno ridurre la tensione che ne deriva. Rifletto, ragiono, faccio congetture, cerco di analizzare il problema con distacco e obbiettività e soprattutto cerco di “passare ad altro” ovvero provo a “variare i registri di affermazione e passare dall'uno all'altro per non lasciarsi vincere da una delusione subita in un certo campo” come consiglia Henri Pena – Ruiz nel suo bel libro Filosofia della felicità. (*) “Acquisire una dimensione pluridimensionale. Sapersi destreggiare coi vari registri di realizzazione che si è saputo coltivare e passare dall'uno all'altro, se necessario, significa disporre sempre di un rimedio e di una risorsa per evitare lo sconforto........ Si tratta allora di avviare una passeggiata soggettiva per assaporare il sollievo del distacco e smettere di lasciarsi assillare........... vivere diventa – o ridiventa – una promessa e occorre un nuovo sguardo di bimbo per approfittarne.......... saper essere felici dipende molto spesso dall'attenzione concessa alle risorse della coscienza”
(*) prossimamente recensito su SaperePerFare.it
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"Impara da ieri, vivi per oggi e spera per il futuro. La cosa fondamentale è non smettere mai di porsi domande."
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