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Newsletter - Luglio 2006 - numero 74  www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   Come riconoscere e gestire atteggiamenti negativi

La negatività è un atteggiamento da riconoscere e gestire con attenzione e prontezza perché rischia di essere contagioso e particolarmente deleterio soprattutto in contesti di incertezza e cambiamento che ormai caratterizzano la realtà di molte aziende.
Ecco alcuni spunti per identificare inequivocabilmente atteggiamenti negativi e nella seguente sezione “Checklist del Capo” spunti per gestire questi atteggiamenti. Da notare il fatto che dobbiamo sempre far riferimento ad atteggiamenti, senza cadere nella facile ed inutile trappola di “etichettare” le persone. Certe “etichette” servono solo a complicare rapporti interpersonali rischiando di comprometterli irrimediabilmente.


Le persone che hanno atteggiamenti negativi in contesti aziendali tendono a:


gettare “acqua fredda” su qualsiasi idea;


spesso essere nervosi o comunque mostrare un senso di rancore nei confronti di qualcuno;


trovare sempre una motivo perché qualcosa possa “andare storto”;


essere convinti di avere poco controllo sulla propria vita e considerare le persone che pensano di averlo non degni di fiducia;


non credere che le cose possano migliorare;


portare all'estremo il loro perfezionismo, facendo continuamente richiamo a piccoli dettagli che vengono trascurati nell’onda dell’energia e dell’entusiasmo generata dal progetto.

adattato dal libro “Success in dealing with difficult people” by Ken Lawson - Barron’s - 2006


LA CHECKLIST DEL CAPO
Come riconoscere e gestire atteggiamenti negativi

Come gestire atteggiamenti negativi:


Essere consapevoli che si può essere soggetti al contagio dalla negatività che è intorno a noi. Le persone che mostrano atteggiamenti negativi tendono a voler diffondere questa negatività per poter affermare di essere dalla parte della verità e della ragione. Mantenetevi consapevolmente positivi.


Evitare di discutere con persone che hanno atteggiamenti negativi. Finiremo semplicemente per creare il contesto che loro vogliono per evidenziare ancora di più la loro negatività.


Spostare l’attenzione sui fatti. Richiedere di supportare atteggiamenti negativi non con semplici generalizzazioni ma bensì con fatti concreti. Fare questo in un modo calmo e sereno.


Non discutere o imbarazzare la persona che mostra atteggiamenti negativi. Il creare un contesto con vincitori e perdenti non serve a niente.
Utilizzare questi atteggiamenti negativi come uno degli strumenti di riscontro della realtà. A volte certi atteggiamenti possono effettivamente portare una salutare dose di realismo ad alcuni progetti. Ascoltare i loro consigli, se effettivamente sono basati su fatti concreti.


Ricordare alle persone che mostrano atteggiamenti negativi i successi raggiunti nel passato. Chiedere per esempio, sempre in modo calmo e sereno: “Ti ricordi quando siamo riusciti a raggiungere quel traguardo X?”

adattato dal libro “Success in dealing with difficult people” by Ken Lawson - Barron’s - 2006

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini
Argomento del Mese: qualità certificata e qualità reale.

Non so se capita solo a me ma noto che c'è una grande differenza e distanza tra qualità “certificata” delle aziende e qualità reale del lavoro che svolgono e del prodotto che offrono.


Io lavoro nel settore edile e incontro grande difficoltà a reperire imprese di costruzione che lavorino non dico “a regola d'arte” (rimasta ormai solo una definizione dei capitolati d'appalto) ma semplicemente in modo qualitativamente accettabile.

Le ditte tendono a crescere, passano da snc a srl e perfino a spa, si certificano in qualità ma la qualità del lavoro sembra sia inversamente proporzionale alla crescita aziendale.


Aumentano i generali ma mancano i soldati, cioè ci sono capi commessa, coordinatori, responsabili della programmazione del cantiere ma poi il lavoro è materialmente eseguito da maestranze raccogliticce, necessariamente mal pagate e che spesso vengono sostituite più volte in corso d'opera non appena se ne trovano altre che lavorano a prezzo ancora più basso in modo da lasciare quanti più soldi possibile al mantenimento dell'apparato.

Tutto ciò va a scapito ovviamente della qualità del lavoro e a danno del committente che paga un prezzo congruo che l'impresa esecutrice, dedotto l'utile di impresa, dovrebbe tradurre in manodopera e materiali di qualità e non fagocitare per il proprio mantenimento.

Tutto ciò è reso possibile purtroppo grazie anche alla complicità e all'acquiescenza delle ditte esterne che accettano di svolgere le lavorazioni cosiddette “specialistiche” (idraulici elettricisti, fabbri, falegnami, cottimisti vari) a prezzi infimi dando in cambio necessariamente un prodotto di scarsa qualità che mortifica la maestria artigianale che spesso tali ditte possiedono ma che nessuno richiede loro perché non è più disposto a riconoscerne economicamente il controvalore.


Io credo che si debba lottare tutti contro questo tipo di aziende e cercare di invertire questa tendenza per restituire dignità e il giusto compenso al lavoro ben fatto.

Inviare commenti e riflessioni a: giansandro.simonini@professionelavoro.net

Libro da non perdere

 

Umane risorse. La valorizzazione del capitale umano nelle aziende del XXI secolo

di Filippo Zizzadoro

Una riflessione sul cambiamento della figura del leader negli ultimi anni, con una particolare attenzione ai nuovi strumenti di gestione delle risorse umane che si indirizzano verso l'entusiasmo e la valorizzazione delle persone. Il libro affronta le problematiche del mondo aziendale, viste dall'occhio esterno di un consulente che vive a contatto con capi e collaboratori e rileva il disagio di chi oggi, per motivi differenti, vive il lavoro come frustrazione. Dall'altra parte i riferimenti ai molti manager conosciuti, incapaci di assecondare la fragilità dei loro dipendenti e di cogliere il cambiamento di valori, creatosi negli ultimi anni.

 

(2006,  Ananke,  pp. 126   Euro 13,50) 

 

Perla di saggezza

"Un uomo è il prodotto del suo pensiero: ciò che pensa diventa."

         Mohandas Gandhi

 
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