| Argomento del Mese: qualità certificata e qualità reale.
Non so se capita solo a me ma noto che c'è una grande differenza e distanza tra qualità “certificata” delle aziende e qualità reale del lavoro che svolgono e del prodotto che offrono.
Io lavoro nel settore edile e incontro grande difficoltà a reperire imprese di costruzione che lavorino non dico “a regola d'arte” (rimasta ormai solo una definizione dei capitolati d'appalto) ma semplicemente in modo qualitativamente accettabile.
Le ditte tendono a crescere, passano da snc a srl e perfino a spa, si certificano in qualità ma la qualità del lavoro sembra sia inversamente proporzionale alla crescita aziendale.
Aumentano i generali ma mancano i soldati, cioè ci sono capi commessa, coordinatori, responsabili della programmazione del cantiere ma poi il lavoro è materialmente eseguito da maestranze raccogliticce, necessariamente mal pagate e che spesso vengono sostituite più volte in corso d'opera non appena se ne trovano altre che lavorano a prezzo ancora più basso in modo da lasciare quanti più soldi possibile al mantenimento dell'apparato. Tutto ciò va a scapito ovviamente della qualità del lavoro e a danno del committente che paga un prezzo congruo che l'impresa esecutrice, dedotto l'utile di impresa, dovrebbe tradurre in manodopera e materiali di qualità e non fagocitare per il proprio mantenimento.
Tutto ciò è reso possibile purtroppo grazie anche alla complicità e all'acquiescenza delle ditte esterne che accettano di svolgere le lavorazioni cosiddette “specialistiche” (idraulici elettricisti, fabbri, falegnami, cottimisti vari) a prezzi infimi dando in cambio necessariamente un prodotto di scarsa qualità che mortifica la maestria artigianale che spesso tali ditte possiedono ma che nessuno richiede loro perché non è più disposto a riconoscerne economicamente il controvalore.
Io credo che si debba lottare tutti contro questo tipo di aziende e cercare di invertire questa tendenza per restituire dignità e il giusto compenso al lavoro ben fatto. |