| Argomento del Mese: i fini della tecnica e dell'economia sono anche i nostri fini?
La domanda la pone Umberto Galimberti nella sua rubrica settimanale di risposte ai lettori nel supplemento del sabato de La Repubblica.
Stavolta la lettrice di turno si chiedeva se le esperienze lavorative assai precarie e discontinue che sono le sole che i giovani d'oggi riescono a fare, non rischino di sfociare in un crollo dell'autostima e facciano insinuare “il dubbio che forse sei tu che non funzioni, che non sei in grado di farcela”.
Galimberti risponde allargando l'ottica al rapporto tra felicità e lavoro, argomento questo che mi sta molto a cuore (vedi valore aggiunto maggio 2004, novembre e dicembre 2005).
Il fatto è che il fenomeno della riduzione dei posti di lavoro mano a mano che la società diventa sempre più tecnologica è un evento irreversibile e i nuovi tipi di lavoro (precario, part time, a progetto, interinale) dovrebbero rappresentare l'affrancamento dell'uomo dalla schiavitù del lavoro, ma – ci fa notare acutamente Galimberti - “ il sogno più antico dell'uomo: la liberazione dal lavoro, si sta trasformando in un incubo...... L'economia capitalistica da un lato e l'apparato tecnico dall'altro hanno a tal punto identificato il concetto di lavoro con l'esistenza stessa, da rendere a tutti evidente l'equazione secondo cui chi non lavora non esiste dal punto di vista sociale................ L'attività lavorativa sembra divenuta l'unico indicatore della riconoscibilità dell'uomo”.
Da qui la domanda del titolo: “i fini della tecnica e dell'economia capitalistica sono anche i nostri fini? O siamo noi diventati semplici strumenti della tecnica la quale ci impiegherebbe come momenti della sua organizzazione, semplici anelli insignificanti della sua catena, o, se preferiamo, mezzi imprescindibili, ma anche fra i più intercambiabili di qualsiasi altro mezzo, all'interno di un apparato economico-tecnologico divenuto fine a sé stesso? ”
E' proprio su questo che vorrei invitarvi a riflettere e a farmi conoscere il vostro parere via e-mail.
Buone ferie con l'augurio che non siano “precarie” anch'esse.
giansandro.simonini@professionelavoro.net
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