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Newsletter - Settembre 2006 - numero 76  www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   Come riconoscere e gestire atteggiamenti volti al " lamentarsi "

Il "lamentarsi" di cose o persone è un atteggiamento che putroppo spesso riscontriamo in ambienti lavorativi. A volte certi atteggiamenti hanno basi concrete che dovrebbero far riflettere e portare ad agire per risolverne le effettive cause oggettive; altre volte sono atteggiamenti cronici che vanno aldilà di contesti o situazioni. In ogni caso si tratta sempre di atteggiamenti che creano un atmosfera lavorativa di tensione che non reca benfici o vantaggi a nessuno. Certi atteggiamenti devono essere gestiti in modo costruttivo.

Ecco alcuni spunti per identificare inequivocabilmente atteggiamenti volti al "lamentarsi" e nella seguente sezione “Checklist del Capo” spunti per gestirli. Da notare il fatto che dobbiamo sempre far riferimento ad atteggiamenti, senza cadere nella facile ed inutile trappola di “etichettare” le persone. Certe “etichette” servono solo a complicare rapporti interpersonali rischiando di comprometterli irrimediabilmente.

Le persone che hanno atteggiamenti volti al "lamentarsi" in contesti lavorativi tendono a:

trovare errori e mancanze in tutto e tutti creando un'atmosfera di generale negatività;

dare sempre e comunque la colpa ad altri, anche quando hanno dirette responsabilità su quanto è accaduto;

fare spesso accuse o recriminazioni nei confronti di colleghi;

assumere il ruolo della vittima, non importa quali siano le reali circostanze.

adattato dal libro “Success in dealing with difficult people” by Ken Lawson - Barron’s - 2006


LA CHECKLIST DEL CAPO
Come riconoscere e gestire atteggiamenti volti al " lamentarsi "

Come gestire atteggiamenti volti al "lamentarsi":

Non insistere nel cercare di risolvere i loro problemi. Chi si lamenta in maniera "cronica" in realtà non vuole interrompere il ciclo di passività e lementele che continua ad autogenerare. Se cerchiamo di risolvere i loro problemi finiranno per mostrare resistenza alle nostre soluzioni proprio per continuare ad alimentare questo ciclo.

Mostare di prendere sul serio le lamentele chiedendo che siano messe per scritto. L'obiettivo è quello di portare la persona ad identificare in modo specifico e articolato le cause delle lamentele; questo può contribuire a capire quali siano le effettive radici di questo atteggiamento.

Mostrare di fare attenzione a loro e quanto hanno da dire. A volte chi assume certi atteggiamenti lo fa perché vuole ricevere dagli altri l'attenzione che non sente di avere.

Ascoltare non significa essere d'accordo. Restare neutrali sulla situazione fino a che si sono raccolti tutti i fatti.

Fare attenzione alle radici del loro punto di vista. A volte la loro prosepettiva ci può aiutare ad identicare problemi reali che abbiamo trascurato.

Continuare a fare domande aperte (le domande a cui non si può rispondere con un semplice "si" o "no"). Questo è il metodo migliore per "smontare" certe lamentele o comunque razionalizzarle in modo costruttivo. E' anche il metodo migliore per portare le persone ad uscire dal ruolo della vittima e assumere una prospettiva più attiva e articolata sul proprio contesto.

adattato dal libro “Success in dealing with difficult people” by Ken Lawson - Barron’s - 2006

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini
Argomento del Mese: che ci faccio qui?

Credo che molti di noi se lo siano chiesto almeno una volta con riferimento al proprio ambiente di lavoro e forse un aiuto per trovare la risposta può venire dalle riflessioni che seguono tratte da articoli e libri letti in questi giorni di ozio estivo..

Umberto Galimberti introduce la distinzione tra pensiero filosofico e pensiero calcolante ( quello che si occupa solo di efficienza e produttività in un'ottica di breve e medio periodo) e sostiene che il primo è maggiormente adatto in un'epoca di globalizzazione del mercato “che richiede competenze antropologiche per entrare in relazione con altre culture”, competenze queste di cui il pensiero calcolante non dispone.

Mario Capanna nota che a causa del bombardamento di notizie cui siamo continuamente sottoposti siamo più informati ma sappiamo di meno, soffriamo cioè di un impoverimento conoscitivo e abbiamo necessità di sviluppare una coscienza critica in grado di farci vedere il mondo come realmente è e non come ci viene presentato.

Henri Pena-Ruiz estende la riflessione al complesso dei rapporti di amicizia e afferma che “colui che non ama se stesso, perché agisce in modo indegno (nella vita e nel lavoro) può difficilmente provare la pienezza dei rapporti di amicizia (e lavorare con gli altri in modo costruttivo).

giansandro.simonini@professionelavoro.net

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