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Newsletter - Ottobre 2006 - numero 78  www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   C’è bisogno di “energizzare l’ambiente"?... Siamo assertivi ; non aggressivi !

Da qualche anno il termine “assertività” è sbarcato anche in Italia (dopo il classico periodo di incubazione e sviluppo principalmente negli USA) ed il suo significato originale (quello di comunicare e agire in modo da chiarirsi cosa si vuole e poi adoperarsi per ottenerlo con una determinata ma positiva ed equilibrata costruttività) è spesso ridotto al minimo essenziale: “Essere assertivi significa sapere ciò che si vuole e sapere come ottenerlo”.

Questo ha portato parecchie persone a confondere l’aggressività (attaccare verbalmente - o peggio - altre persone) con l’assertività. Spesso si pensa di essere assertivi quando si è semplicemente rudi o cronicamente insopportabili agli occhi degli altri.

La vera assertività è volta ad aiutare non a nuocere ai nostri rapporti interpersonali. Indipendentemente dal nostro ruolo organizzativo, possiamo utilizzare l’assertività allo scopo di:

- ridurre situazioni caotiche create da incomprensioni;
- comunicare chiaramente le proprie idee ed i propri obiettivi;
- motivare gli altri a supportare attivamente un’idea o un progetto;
- evitare di giungere ad inevitabili situazioni spiacevoli legate al fatto di “voler tenere la pace” piuttosto che essere assertivi.

L’assertività quando propriamente applicata può essere utile a consolidare e formare rapporti interpersonali, ridurre lo stress (nostro e di chi ci è vicino), migliorare la proiezione della nostra immagine verso gli altri.

Perché allora non siamo tutti più assertivi?

Sono state fatti vari sondaggi al riguardo e le persone indicano le seguenti cause alla radice della mancanza di assertività: il timore delle reazioni altrui, la riluttanza a variare sistemi di decisione e azione consolidate (anche se mostrano di non essere più efficaci), il desiderio di essere accettati dagli altri e una carente autostima. E’ da rilevare che queste stesse persone hanno poi la tendenza a mostrare improvvisi e marcati atteggiamenti aggressivi quando il contesto in cui si trovano reca loro protratte tensioni.

Nella seguente sezione alcuni semplici suggerimenti per come utilizzare in modo positivo, bilanciato e costruttivo l’assertività.

bibiliografia: Sarah Fenson INC. Magazine


LA CHECKLIST DEL CAPO
C'è bisogno di "energizzare l'ambiente"? Siamo assertivi ; non aggressivi !

Come utilizzare l' assertività in modo appropriato:

Rendersi conto che è tutto nella nostra testa. Nelle situazioni in cui ci rendiamo conto di non esprimere quello che vorremmo o quello che pensiamo, poniamoci il seguente quesito: “Quale è la cosa peggiore che può accadere se esprimiamo i nostri pensieri in un modo chiaro e civile?” La risposta a questa domanda ci può indicare che dobbiamo semplicemente essere assertivi in quella data situazione. Spesso ci renderemo conto che abbiamo inutili timori, timori che non fanno parte della realtà ma semplicemente della nostra testa.

Lasciamo che siano le nostre intenzioni il motivo delle nostre risposte. Prendiamo qualche momento per chiarire con noi stessi quali siano i nostri valori e le nostre convinzioni di fondo, valori e convinzioni che teniamo a difendere e affermare. Spesso avviene che il nostro desiderio di essere apprezzati dagli altri blocca questo importantissimo processo di chiarimento interiore.

Abituiamoci ad essere specifici nelle nostre affermazioni e nelle nostre richieste. Non diciamo “Avremmo bisogno di quel reprot al più presto possibile”, affermiamo invece “Ho bisogno di quel report sulla mia scrivania entro le 11 di venerdì”. Riduciamo al massimo l’ambiguità del nostro modo di comunicare.

Evitiamo di dare ambigui segnali di consenso. Evitiamo di utilizzare messaggi non verbali (un sorriso, un cenno di assenso con la testa) per fornire un consenso in cui non crediamo veramente. Assumiamo un ruolo attivo chiaro ma civile nel nostro non essere d’accordo; soprattutto esprimiamo il nostro disaccordo nei confronti dell’idea non della persona.

Chiediamo chiarimenti. Chiediamo informazioni aggiuntive quando ci è richiesto di fare qualcosa che a nostro parere non è ragionevole. E’ possibile che la spiegazione ci permetta di comprendere meglio la richiesta e ci metta in condizione di accettare o meno con una reale cognizione di causa.

bibiliografia: Sarah Fenson INC. Magazine

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini

Argomento del Mese: Alcuino, chi era costui ?

Per essere competitivi in un mondo globalizzato i nostri giovani devono cimentarsi con le equazioni matematiche più che con la play station. Solo così possono sperare di riuscire a competere con i loro coetanei indiani.

Purtroppo, invece, nelle conoscenze scientifiche siamo sotto la media anche limitando il confronto ai soli paesi europei e gli iscritti alla facoltà di matematica sono in calo del 50% tanto da indurre il ministero a varare incentivi economici per tentare di invertire la tendenza. Servono metodi di insegnamento in grado di incuriosire i ragazzi avvicinandoli fin da piccoli alla matematica in forma di gioco, di enigma, di avventura del pensiero piuttosto che come arida sequenza di numeri e simboli.

Precursore di questo metodo fu Alcuino di York, un monaco che Carlo Magno nel 781 incaricò di organizzare la Scuola Palatina. Eravamo in pieno medioevo e la civiltà occidentale sembrava avere i giorni contati, circostanza questa che rischia di ripetersi oggi nei confronti de “L'impero Cindia” (Cina più India), titolo di un interessantissimo libro di Federico Rampini appena pubblicato da Mondadori, che analizza i progressi delle due nazioni più popolose – e più motivate! – del mondo che stanno riconquistando il ruolo di civiltà più avanzate che hanno rivestito per gran parte della storia dell'umanità.

giansandro.simonini@professionelavoro.net

Libro da non perdere

 

Leadership riflessive. La ricerca di anima nelle organizzazioni

di Andrea Vitullo

Abbassare il livello della tensione e dell'aggressività nelle organizzazioni attraverso il dialogo, la riflessione, l'approccio filosofico, può contribuire in modo sostanziale ad accrescere la dimensione etica nelle pratiche del business di tutti i giorni. Etica intesa come possibilità di contribuire con energie vitali per auto-affermarsi positivamente come individuo, il che porta a prefigurare una nuova forma di leadership che parte dalla "pausa", dalla riflessione e solo in seguito si traduce in azione. Il libro argomenta le ragioni per cui una presenza della riflessione filosofica con oggetto "la persona" sia diventata non solo necessaria ma inevitabile nelle organizzazioni e nelle aziende che cercano di dare un "senso" al proprio fare.

 

(2006,  Apogeo,  pp. 223  Euro 13) 

 

Perla di saggezza

"L'approccio 'occhio per occhio' rende tutti ciechi."

Mohandas Gandhi

 
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