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Newsletter -  Dicembre 2006 - numero 79  www.professionelavoro.net

Buone Feste !!! Happy Holidays !!!

L'Argomento del Mese:   Mediare per risolvere conflitti sul posto di lavoro (parte 1 di 2)

Chi è a capo di aziende e di comparti aziendali ha la responsabilità di creare e mantenere un ambiente di lavoro nel quale le persone abbiano l’opportunità di esprimere il meglio di se. Quando sul posto di lavoro differenze di opinioni e disaccordi divengono fonte di conflitti interpersonali è necessario intervenire prontamente.

In queste situazioni il non intervenire non è un’opzione se si comprende il valore aggiunto, in termini di produttività, apportato da una cultura organizzativa dinamica e positiva. In contesti di conflitto interpersonale le capacità di mediazione da parte dei leader rappresentano fattori di gestione essenziali.

La seguente Checklist del Capo evidenzia comportamenti da evitare nel corso di queste mediazioni, nel prossimo numero saranno evidenziati comportamenti utili allo scopo.

bibiliografia: Susan M. Heathfield, About:HR


LA CHECKLIST DEL CAPO
Mediare per risolvere conflitti sul posto di lavoro (parte 1 di 2)

Comportamenti DA EVITARE nello svolgere queste attività di mediazione.

Evitare di agire nella speranza che il conflitto scompaia da solo. Anche quando il conflitto che si è manifestato sembra che si sia risolto da solo, non appena il contesto incrementerà il livello di stress il conflitto inevitabilmente si manifesterà di nuovo ed in modo ancora più acceso di prima.

Evitare incontri separati con le persone che sono in conflitto. Se si lascia ciascuna persona esporre separatamente il proprio punto di vista si rischia di polarizzare la situazione complicandone notevolmente una costruttiva risoluzione.

Non credere nemmeno per un istante che il conflitto presente abbia un impatto solo sulle persone direttamente coinvolte. Tutti coloro che si trovano ad interagire con le persone in conflitto subiscono (o a volte alimentano) la situazione di stress e tensione. Nel migliore dei casi questo riduce il livello di comunicazione ed interazione fra le persone, nel peggiore porta le persone a prendere apertamente una parte o l’altra facendo evolvere il conflitto dal livello individuale a quello di gruppo.

bibiliografia: Susan M. Heathfield, About:HR

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini

Argomento del Mese: quando scopriamo di essere considerati solo come “risorse umane”, svanisce un sogno.

Capita che una fabbrica chiuda dopo pochi anni di attività anche se all'inizio era stata presentata come uno stabilimento all'avanguardia e aveva richiamato molta gente a lavorare lì con la prospettiva di un avvenire radioso. Le famiglie si erano appena ambientate nella nuova città, i bambini si stavano integrando con nuovi compagni di scuola, qualcuno aveva acquistato una casa col mutuo, la presenza della nuova fabbrica aveva indotto altri ad aprire nuovi negozi. A un certo punto tutto questo finisce d'un tratto. Si chiama “flessibilità” quella che in realtà è una dislocazione vantaggiosa in un paese di bassi salari. Di lì a poco la fabbrica si trasformerà in una zona industriale dismessa, i negozi chiuderanno, le case si svaluteranno. Quale speranza per i lavoratori?

Si dice loro che “bisogna saper cambiare”, nel migliore dei casi possono beneficiare di una qualche legge assistenziale che dà loro agevolazioni ma non diritti, come se la redistribuzione delle ricchezze rientrasse nell'ambito dell'elemosina, come se i diritti sociali che hanno costretto il capitalismo a umanizzarsi fossero soltanto provvidenza.

“Rispetto alle possibilità di realizzazione legate al progresso scientifico e tecnico, il numero dei nuovi miserabili è sconfortante per un mondo che si vuole moderno. Sembra che la logica di sfruttamento si riprenda con la geografia ciò che ha perduto con la storia , azzerando le conquiste sociali, laddove esistevano, con il gioco della divisione internazionale del lavoro che permette di ricostrure nel terzo mondo le condizioni di sfruttamento dell'Europa del XIX secolo..........Le società, che pure non hanno mai avuto a disposizione tanti mezzi per rendere la vita bella e buona a tutti gli uomini, distillano disperazione, mentre il sentimento di assurdità annienta il gusto di vivere. Il diritto alla felicità si è impantanato nelle città che ormai significano l'esatto contrario del bel termine Città (da civitas luogo di fratellanza cittadina).............. E' tempo che nascano nuove rivolte e un nuovo sogno che faccia appello a una presa di coscienza nei confronti di tutte le situazioni di ingiustizia che fanno disperare della felicità e della vita stessa”.

Considerazioni liberamente tratte dal libro Filosofia della felicità di Henry Pena-Ruiz

giansandro.simonini@professionelavoro.net

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Nulla due volte . Il management attraverso le poesie di Wislawa Szymborska

di Marco Minghetti; Fabiana Cutrano; Wislawa Szymborska

Il volume è costituito da una scelta di venticinque poesie del Premio Nobel Wislawa Szymborska ordinate e suddivise per cinque temi "manageriali" di ampia portata valoriale: convivialità, motivazione individuale e sviluppo delle relazioni interpersonali, gestione della conoscenza, diversità e creatività, sensemaking. Le venticinque poesie e i venticinque commenti saranno a loro volta accompagnati da altrettanti testi firmati da illustri "testimoni" (manager, intellettuale o artista), che offriranno la propria personale interpretazione della poesia. Testimoni invitati: Luca di Montezemolo, Marco Vitale, Ferruccio De Bortoli, Dario Fo, Marco Tronchetti Provera, Enrico Bertolino, Diego Della Valle...

 

(2006,  Libri Scheiwiller,  pp. 246  Euro 16,50) 

 

Perla di saggezza

"Se veramente vuoi il successo non portelo come un obiettivo; fai semplicemente ciò che ami, ciò in cui credi veramente, ed il successo arriverà da solo ."

David Frost

 
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