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| Newsletter - Febbraio 2007 - numero 81
www.professionelavoro.ne |
L'Argomento del Mese: Il potere logora... la capacità di ascolto. Spunti e tecniche per risolvere il problema.
Di recente è stato pubblicato uno studio sulla rivista americana "Psychological Science " che ha dimostrato, ancora una volta (parecchi sono stati gli studi di questo tipo nel corso degli ultimi anni), che ruoli di potere tendono a diminuire le capacità di empatia ed ascolto da parte della persona che riveste il ruolo stesso.
Si è trattato di un esperimento di laboratorio condotto presso l'americana Northwestern University nell'ambito del quale sono state simulate interazioni di ruolo in contesti organizzativi (le dinamiche dell'esperimento sono consultabili sul sito www.livescience.com). Lo studio è stato sviluppato nell'ambito di una campagna per la promozione della diversità in senso sociale e culturale; campagna che di recente ha sempre più attivamente coinvolto aziende americane che intendono concretamente confrontarsi con le problematiche e le opportunità che presenta la globalizzazione.
E' stato evidenziato che l'aspetto più problematico di questa situazione è che capacità di empatia ed ascolto non vengono propriamente utilizzate proprio dalle persone che, esercitando poteri decisionali e di scelta, ne avrebbero più bisogno all'interno di un contesto economico e sociale che è ormai in continuo rapido cambiamento.
La considerazione fatta dai ricercatori coinvolti nel progetto è che ci troviamo di fronte a classiche dinamiche della natura umana che se da un lato aumentano il coraggio e la determinazione dei leader (stimolando l'affermazione dell'ego individuale) dall'altro ne riducono una efficace (e sempre più fondamentale) capacità di relazione con gli altri.
E' attraverso la consapevolezza di questo stato di cose che chi è in posizione di leadership dovrebbe attivamente gestire queste dinamiche per il bene proprio e quello organizzativo. Di seguito, nella Checklist del Capo, alcuni spunti per divenire consapevoli e migliorare la propria capacità di ascolto. |
LA CHECKLIST DEL
CAPO
Il potere logora... la capacità di ascolto. Spunti e tecniche per risolvere il problema. |
Alcuni comportamenti utili per migliorare le proprie capacità di ascolto:
Prepararsi attivamente. Documentarsi ed informarsi propriamente in maniera proattiva sull'argomento che andremo a discutere con il nostro interlocutore contribuisce marcatamente ad incrementare la nostra capacità di ascolto sul tema in questione ogniqualvolta questo sia possibile.
Fare silenzio! In modo molto schietto e diretto questo è il comportamento più efficace quando si vuole veramente comprendere quanto il nostro interlocutore sta affermando. Sembra un aspetto scontato e banale ma in realtà è quello più spesso disatteso.
Concentrarsi sull' "adesso", sul momento. Troppo spesso quando ascoltiamo in realtà pensiamo a mille altre cose anche non attinenti la discussione in corso; questo è un inutile e dispendioso spreco di energie. Se ci concentriamo veramente su quanto sta avvenendo in quel momento siamo più pronti a commentare o ribattere propriamente. Questo serve anche a ridurre la tensione emotiva (che è spesso collegata ad avvenimenti del passato o del futuro che creiamo nella nostra mente). Inoltre quando siamo in una discussione e non ci concentriamo sull'adesso la cosa è palesemente evidente dal nostro interlocutore (il liguaggio del corpo non è un buon bugiardo...).
Esercitare attivamente l'empatia (in altre parole provare a prendere la prospettiva del nostro interlocutore). Questo non vuol dire che necessariamente finiremo così per dar retta al punto di vista altrui, anzi nel caso saremo in condizione di smontarlo ancora meglio perché utilizzando proprio la prospettiva, gli interessi, le certezze ed i dubbi del nostro interlocutore.
Imparare a fare le 'domande giuste' e nel modo giusto. Se quanto stiamo ascoltando dal nostro interlocutore ci annoia abbiamo una buona dose di responsabilità; possiamo infatti guidare quanto il nostro interlocutore ha da dire ponendo domande intelligenti che iniziano con un 'come...?' o un 'perchè...?' stimolando specificità e fatti. Inoltre anche quando stiamo ponendo domande particolarmete decise e 'cattive' cerchiamo di farlo in un modo che non accentui il confronto. Un sorriso genuino messo al punto giusto a volte fa miracoli nello smontare anche gli atteggiamenti più radicati sul difensivo.
bibiliografia: Thad Peterson - Five Tips for Listening Well - Monster
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VALORE
AGGIUNTO Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini |
Argomento del Mese: un telecomando per controllare la vita.
E' quello che desidera e ottiene il protagonista del film Cambia la tua vita con un click e che gli permette di trattare i fatti della vita come le trasmissioni tv o i dvd: fermo immagine, avanti veloce, indietro. La vita però è fatta, oltre che di lavoro, anche e soprattutto di amore e di presenza accanto ai propri cari e in questo campo il telecomando può rivelarsi più dannoso che utile.
Il protagonista, architetto in un grande studio di progettazione, scala negli anni tutti i gradi della gerarchia aziendale fino al top ma sacrificando gli affetti e non partecipando alla crescita dei figli che una volta adulti gli sono praticamente sconosciuti. Finirà così o avrà una chance ? Chissà...
Forse è la solita critica alla vita frenetica dei manager ma ogni tanto credo che faccia bene fermarsi a riflettere.
Nel frattempo aumentano le sollecitazioni a prendersela un po' più comoda e a riscoprire i veri valori della vita. Un esempio ?
Il 19 febbraio 2007 è stata proclamata “Giornata della lentezza”
“La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio; un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani”, dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza (www.vivereconlentezza.it).
giansandro.simonini@professionelavoro.net
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| Libro da non perdere |
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Leggere per lavorare bene. Nuovi romanzi per i manager
di Francesco Varanini
Per imparare a muoversi in un mercato sempre più incerto e privo di regole, per comprendere come funzionano le imprese, per portare alla luce i talenti nascosti, per tutto questo si scrivono e si leggono saggi e manuali di management. Ma sono libri freddi e prescrittivi, pagine che non commuovono e non coinvolgono. Ben diversi i romanzi. I romanzi emozionano, portano via lontano, spingono a sognare, e allo stesso tempo ci mostrano come guardare con occhi nuovi il mondo che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Ecco dunque ventidue romanzi commentati - Goethe, Balzac, Manzoni, Poe, Collodi - ma anche di autori solo apparentemente minori, o malnoti - Felisberto Hernández, Matilde Serao, Gombrowicz, D'Arzo. Anche per chi si affanna dietro a scadenze e impegni, il puro piacere della lettura, lungi dall'essere una "perdita di tempo", è un investimento. Leggere romanzi ci allena a vagare in mondi possibili, a sognare, a connettere tra di loro pensieri a prima vista lontani. Si alimentano così la nostra creatività e il nostro orientamento all'innovazione. E allo stesso tempo, leggendo romanzi, potremo tornare a riflettere sul senso del lavoro. C'è, in ogni lavoro, uno spazio di autonomia che nessun capo protervo, nessuna organizzazione assurda può violare. Occupando questo spazio con dignità, con dedizione, con decoro, manteniamo viva la stima in noi stessi e costruiamo il nostro futuro.
(2007, Marsilio,
pp. 295 Euro 19)
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"Il miglior modo per predirre il futuro è crearlo."
Alan Kay |
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