Argomento del Mese: Ciò che provano alla fine del loro lavoro!
Un tecnico usa la propria tecnica ma nel cuore non ha nessuna visione e pertanto fa ciò che deve ma ne resta separato. Viceversa il creativo non è separato da ciò che fa, è un tutt'uno con esso,vi si perde totalmente dimenticando se stesso, dimenticandosi di mangiare, di bere, di dormire.
Il tecnico è felice solo alla fine del lavoro quando può tirare un sospiro di sollievo per aver portato a termine un compito, un processo durante il quale non ha provato alcun appagamento. A colui che crea succede proprio l'opposto: è felice mentre lavora ma alla fine prova una profonda tristezza non sentendosi appagato del risultato che per lui è sempre inferiore alla visione che aveva nel cuore, per cui ricomincia a lavorare con ancor più entusiasmo.
La sua tristezza è però più valida della felicità del tecnico perché da essa scaturirà un'altra ricerca, un'altra indagine, un altro anelito ad elevarsi e vorrà condividere questo suo entusiasmo.
Colui che crea vive per creare, istintivamente conscio che la vita è anelito a raggiungere vette sempre più alte attraverso una successione di istanti totalmente appaganti (vivere qui e ora).
Il tecnico invece non vive mai nel presente, non gode di ogni azione che fa perché procrastina la propria soddisfazione alla fine del lavoro illudendosi di potersi riposare allora, ma un nuovo compito lo attenderà e ricadrà nella frustrazione come un moderno Sisifo.
Questa è la differenza da ricordare!
Ciascuno di noi, se ne ha il coraggio, può usarla come test di autovalutazione.
(libero adattamento da “I misteri della vita” di Osho)
giansandro.simonini@professionelavoro.net
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