L'Argomento del Mese: Per un 2008 all’insegna di reale progresso e innovazione guidata dagli strumenti della “triple bottom line” (triplice resoconto: finanziario, sociale, ambientale) elemento cardine dello sviluppo sostenibile (quando utilizzato realmente).
Nell’america di George W. le aziende hanno ricevuto tagli fiscali e stimoli agli investimenti ma di certo non hanno avuto stimoli all’impegno sociale e ambientale. In assenza di detti stimoli legislativi (sia a livello federale che statale) le aziende che si pongono problematiche di natura sociale e ambientale lo fanno con metodo, pragmatismo e determinazione: aldilà dei buoni propositi ne va della sopravvivenza e dello sviluppo delle aziende stesse. Il competere basato sul prezzo, sull’aspetto finanziario è in troppi settori ormai privo di significato (le forze economiche emergenti, Cina & Co.) non hanno rivali; è necessario aguzzare l’ingegno e concentrarsi sugli aspetti che restano ancora molto problematici soprattutto in quelle aree così competitive sul fattore prezzo: gli aspetti sociali e ambientali (come cronache recenti continuano a mettere tristemente in risalto contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica globale su detti argomenti).
L’aspetto strategico che fa leva su...
Detto fatto: in tempi recenti è sviluppato negli USA un movimento di aziende piccole medie e grandi che dal basso (aldilà delle spinte legislative) sta mettendo a punto sistemi di gestione nello spirito di un concetto introdotto nel lontano 1997 dall’inglese John Elkington: la “triple bottom line” ovvero il resoconto aziendale integrativo di tre aspetti: quello tradizionale finanziario, quello sociale e quello ambientale. Si tratta di un tema già abbastanza sviluppato in nord Europa, Australia e Nuova Zelanda (sia a livello aziendale che di enti statali) e che anche da noi in Italia è stato introdotto da alcuni anni in alcune aziende come l’Enel o l’Italcementi.
Mentre in Europa la spinta a questa prospettiva è spesso legislativa, o comunque proviene da stakeholders di grandi aziende che cercano di stimolarne la trasparenza; negli USA la spinta è ad oggi pressoché totalmente imprenditoriale o manageriale: l’esporre le proprie aziende ad una rendicontazione non solo finanziaria ma anche sociale e ambientale è percepita come una vera e propria leva strategica. Una strategia che fa fulcro su tre fattori chiave: trasparenza, concretezza e coerenza. Senza assicurarsi che questi fattori siano presenti qualsiasi tipo di resoconto ispirato dalla “triple bottom line” non ha alcun senso perché privo di una reale valenza strategica rispetto a tutte le parti interessate che si vogliono rendere sempre più coinvolte e partecipi della vita e dei progetti dell’azienda(collaboratori, clienti, fornitori, organi governativi e non governativi, opinione pubblica e così via).
... trasparenza, concretezza e coerenza.
E’ un modo di pensare che a noi italiani, da secoli evolutissimi nell’arte della scaltrezza, può sembrare ingenuo o quantomeno puramente teorico. Ebbene, mettiamo alla prova questa tesi rapportando i tre fattori di trasparenza, concretezza e coerenza ad alcuni strumenti di ispirazione sociale che da tempo parecchie aziende italiane mettono in evidenza di utilizzare (continua) |