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Newsletter -  Gennaio 2008/ numero 91  www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   Per un 2008 all’insegna di reale progresso e innovazione guidata dagli strumenti della “triple bottom line” (triplice resoconto: finanziario, sociale, ambientale) elemento cardine dello sviluppo sostenibile (quando utilizzato realmente).

Nell’america di George W. le aziende hanno ricevuto tagli fiscali e stimoli agli investimenti ma di certo non hanno avuto stimoli all’impegno sociale e ambientale. In assenza di detti stimoli legislativi (sia a livello federale che statale) le aziende che si pongono problematiche di natura sociale e ambientale lo fanno con metodo, pragmatismo e determinazione: aldilà dei buoni propositi ne va della sopravvivenza e dello sviluppo delle aziende stesse. Il competere basato sul prezzo, sull’aspetto finanziario è in troppi settori ormai privo di significato (le forze economiche emergenti, Cina & Co.) non hanno rivali; è necessario aguzzare l’ingegno e concentrarsi sugli aspetti che restano ancora molto problematici soprattutto in quelle aree così competitive sul fattore prezzo: gli aspetti sociali e ambientali (come cronache recenti continuano a mettere tristemente in risalto contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica globale su detti argomenti).

L’aspetto strategico che fa leva su...

Detto fatto: in tempi recenti è sviluppato negli USA un movimento di aziende piccole medie e grandi che dal basso (aldilà delle spinte legislative) sta mettendo a punto sistemi di gestione nello spirito di un concetto introdotto nel lontano 1997 dall’inglese John Elkington: la “triple bottom line” ovvero il resoconto aziendale integrativo di tre aspetti: quello tradizionale finanziario, quello sociale e quello ambientale. Si tratta di un tema già abbastanza sviluppato in nord Europa, Australia e Nuova Zelanda (sia a livello aziendale che di enti statali) e che anche da noi in Italia è stato introdotto da alcuni anni in alcune aziende come l’Enel o l’Italcementi.

Mentre in Europa la spinta a questa prospettiva è spesso legislativa, o comunque proviene da stakeholders di grandi aziende che cercano di stimolarne la trasparenza; negli USA la spinta è ad oggi pressoché totalmente imprenditoriale o manageriale: l’esporre le proprie aziende ad una rendicontazione non solo finanziaria ma anche sociale e ambientale è percepita come una vera e propria leva strategica. Una strategia che fa fulcro su tre fattori chiave: trasparenza, concretezza e coerenza. Senza assicurarsi che questi fattori siano presenti qualsiasi tipo di resoconto ispirato dalla “triple bottom line” non ha alcun senso perché privo di una reale valenza strategica rispetto a tutte le parti interessate che si vogliono rendere sempre più coinvolte e partecipi della vita e dei progetti dell’azienda(collaboratori, clienti, fornitori, organi governativi e non governativi, opinione pubblica e così via).

... trasparenza, concretezza e coerenza.

E’ un modo di pensare che a noi italiani, da secoli evolutissimi nell’arte della scaltrezza, può sembrare ingenuo o quantomeno puramente teorico. Ebbene, mettiamo alla prova questa tesi rapportando i tre fattori di trasparenza, concretezza e coerenza ad alcuni strumenti di ispirazione sociale che da tempo parecchie aziende italiane mettono in evidenza di utilizzare (continua)

LA CHECKLIST DEL CAPO
Perché implementare la 'triple bottom line'?

Ecco cinque domande che dovremmo porci per comprendere l'importanza dell'argomento:

1) Le attività operative aziendali dovrebbero svolgersi in relazione ad una pianificazione a breve e lungo termine che anticipi i trend del futuro e mostri di tenere in considerazione le necessità di chi determina il successo dell'azienda?

2) Questa pianificazione si dovrebbe svolgere in modo tale da tener conto di rischi e opportunità legate alle natura del business e dare alla gestione di questi fattori delle precise priorità operative?

3) Chi ha responsabilità di gestione dovrebbe essere reso realmente responsabile per il raggiungimento degli standard fissati come obiettivi delle suddette priorità?

4) Il progresso di implementazione di queste priorità dovrebbe essere periodicamente misurato e reso pubblico in azienda?

5) L'azienda dovrebbe utilizzare dati ed informazioni raccolte in base a queste priorità per salvaguardare e rafforzare la propria credibilità nei confronti di collaboratori, clienti, fornitori, investitori, enti governativi e comunità sociali in genere?

(bibliografia "The Sustainability Handbook" by W.R.Blackburn

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini

Argomento del Mese: Cervelli in fuga... Vergognamoci !!!

Avrei voluto iniziare il nuovo anno in modo ottimistico, se non altro per buon augurio, ma una notizia ha suscitato in me una profonda delusione e appunto un sentimento di vergogna. Cito testualmente da Il Tirreno del 29 dicembre scorso:

E il “cervellone” ritorna all'estero. Il cardiologo con la valigia. Premi e fama mondiale ma qui non lo assumono. Lavorerà in Germania. Fallita la legge per il rientro dei cervelli: per 9 su 10 finisce così. L'università di Siena non ha assunto Tommaso Gori, cardiologo senese appena 34enne ma già di fama mondiale (vedi http://www.rientrodeicervelli.net/gori.html) . Si è fatto scadere il termine per la decisione senza neppure mai metterla all'ordine del giorno!

Qualcuno si indigna (vedi http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/?p=857) ma vorremmo non leggere più simili notizie, altrimenti come sarà mai possibile realizzare quel Nuovo Rinascimento (vedi http://presidente.regione.toscana.it/index.php?codice=7302 ) che il presidente della Regione Toscana Claudio Martini auspica fino dal 2004 e che io mi auguro possa contribuire a risollevare le sorti economiche, culturali ma soprattutto umane e morali dell'Italia intera ?

Vogliamo provare tutti insieme a collaborare a questo scopo ? Così poi potremo affermare anche noi che
“Il piacere è stato compiere qualche cosa che la prima volta che vi ho pensato, mi era apparso al di sopra dei miei mezzi” Gerard d'Aboville dopo la traversata del Pacifico a remi in 134 giorni (1991)

giansandro.simonini@professionelavoro.net

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I feedback. Obiettivi, risultati, interazione, cambiamento

di Jamie O. Harris

Quando si parla di feedback, si parla dei risultati di una squadra e dei singoli individui che la compongono e soprattutto di una persona che ha un compito che può apparire ingrato: quello di comunicare alle persone che lavorano sotto la sua guida un giudizio sul loro operato e sui risultati che hanno ottenuto. Sapere dare (e ricevere) feedback è una delle abilità principali in qualsiasi contesto lavorativo perché significa aiutare la crescita e il cambiamento dei propri collaboratori favorendo l'impegno e la collaborazione. Poche pagine per imparare a: esercitare la leadership, superare gli ostacoli, cambiare atteggiamento, superare le ostilità.

(2008,  Sperling & Kupfer,  pp. 99   Euro 7,50) 

Perla di saggezza


"Chi ha troppe cose da fare vive nella tinozza e non nel mare."

Confucio

 

 
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