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| Newsletter - Febbraio 2008/ numero 92
www.professionelavoro.net |
L'Argomento del Mese: Come ridurre, marginalizzare e prevenire la negatività in azienda. (parte 1 di 2)
La negatività è uno dei fattori più destabilizzanti in qualsiasi contesto aziendale; è un atteggiamento, un modo di filtrare, di percepire la realtà che tende a concentrarsi sugli aspetti negativi (su barriere e vincoli) e non da spazio all'identificazione di soluzioni o spiragli di speranza e positività.
La negatività è destabilizzante perché di fatto impedisce l'utilizzo pieno e creativo delle nostre risorse e delle nostre esperienze.
Un clima aziendale di negatività si percepisce da molteplici fattori i cui effetti divengono sempre più evidenti man mano che la negatività evolve il suo percorso negli individui e nei gruppi di lavoro: dal semplice pessimismo (mancanza di una visione di speranza, di un senso del possibile, del realizzabile - ci si concentra sugli aspetto per i quali i risultati auspicati non si manifesteranno) al cinismo (si da per scontato che la speranza è una inutile e dannosa illusione, qualcosa da evitare) all'apatia (non si fa nemmeno più caso a ciò che è necessario fare o non fare, accogliere o evitare, si vive "alla giornata" cercando semplicemente di "tirare avanti", c'è un'essenza totale di progettualità).
Quanto pessimismo, quanta cinismo, quanta apatia è presente nelle nostre aziende? E' la negatività che ha generato tutto questo e per ridurne e marginalizzarne gli effetti è indispensabile prima di tutto acquisire consapevolezza sulle origini, sulle radici di tutto questo. Viviamo in un'epoca di forti cambiamenti e il cambiamento è spesso associato dalla negatività a problemi ed incertezze, al tempo stesso il cambiamento ha in se anche i semi dell'opportunità e del progresso che proprio la negatività (nelle forme di pessimismo, cinismo e apatia sopra citate) ci impedisce di percepire ed identificare. Per questo la negatività sta avendo effetti sempre più destabilizzanti sia in azienda che nel privato. Di seguito alcuni spunti per ridurre e marginalizzare i semi della negatività.
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LA CHECKLIST DEL
CAPO
Come ridurre, marginalizzare e prevenire la negatività in azienda. (parte 1 di 2) |
Ridurre e marginalizzare la negatività ha origine dal prevenire che la stessa si manifesti e che si evolva nelle forme sopra indicate. Ecco alcuni comportamenti che quando adottati con regolarità e coerenza contribuiscono ad impedire il sorgere della negatività in contesti lavorativi:
1) Fare in modo che le persone possano percepire il maggior grado di controllo possibile riguardo alle dinamiche del proprio lavoro (cosa fare, quando e perchè). Una delle cause più diffuse del sorgere di negatività è legata a comportamenti di leader e responsaibli che agiscono in modo da prevaricare totalmente la capacità di decidere e comprendere da parte del lavoratore senza coinvolgere minimanente il costruttivo spirito critico della persona.
2) Assicurarsi di fornire concretamente modi per discutere e parlare apertamente di procedure e decisioni aziendali comprendendo le motivazioni pratiche e concrete alla base di determinate scelte. Spesso la negatività ha origine dalla mancanza di consapevolezza sulle ragioni reali di determinate scelte e cambiamenti; questo è particolarmente rilevante quando sono in causa aspetti legati a retribuzioni, permessi, benefit, orario di lavoro, straordinario o altri argomenti che notoriamente toccano aspetti emotivamente delicati.
(segue nel prossimo numero)
(bibliografia "About.com : Human Resources - Susan M. Heathfield")
Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net
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VALORE
AGGIUNTO Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini |
Argomento del Mese: amici o nemici sul lavoro?
“...Che cosa c'era di particolare, mi chiedevo, per rendere la mia vita così bella? Il mondo è pieno di super-manager che vanno a cena insieme per decidere cose importantissime. Cosa c'era di unico, nel mio caso? C'era l'amicizia, Pietro. Nessuno di quei manager è amico di quello che ha seduto di fronte. Anzi: spesso lo odia. Dunque non beve, durante la cena, non guarda il panorama, non mangia neppure, fa solo finta. Ascolta, dubita, calcola, parla. E' una macchina. Non può fidarsi, non può lasciarsi andare, non deve provare niente: deve solo combattere, anche lì, sempre. E questo fa della sua vita una brutta vita. Io invece stavo per farlo con il mio amico, e potevo godermi la brezza notturna e guardare quel panorama e bere quel vinello mentre lo aspettavo con la sua cosa importantissima, e la mia vita era bella.” (tratto da Caos Calmo di Sandro Veronesi)
E' possibile l'amicizia in azienda? E tra manager di aziende diverse? O c'è posto solo per gli squali e le iene? Discutiamone insieme, volete?
“36.Quando non siamo impegnati a fare da “target di mercato” siamo anche vostri dipendenti. Preferiremmo chiacchierare online con gli amici piuttosto che guardare l’orologio ogni cinque minuti. Potremmo così far conoscere l’azienda molto di più di quanto riesce a fare il vostro sito internet da un milione di dollari. Ma voi dite che parlare ai mercati è compito della Divisione Marketing”. (dal libro Cluetrain Manifesto) giansandro.simonini@professionelavoro.net
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| Libro da non perdere |
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Psicologia per una Leadership del Benessere, Gestione delle Risorse Umane, Etica di una prosperità sostenibile
di Marco Ferrini
Oggi anche i meno accorti cominciano ad intuire che forse stiamo pagando il conto di un illusorio quanto pericoloso ed insostenibile benessere. Un lavoro che non appaga interiormente è patologico di per sè, e non saranno certo vacanze e svaghi a sanarne le cause: potranno solo occultare i sintomi e rimandare l'inevitabile "bruciatura" finale, anche nei leader. La produttività non è uno sforzo quando strategia e azione sono illuminate da un fondamento etico e da una conoscenza superiore, quando il leader motiva gli altri su di un piano che ha come riscontro affidabilità e credibilità sperimentate nel quotidiano. Per essere veramente tale, una Leadership del Benessere deve permettere di vivere e agire nel benessere, e anche di produrlo.
(2005, Edizioni CSB,
pp. 209 Euro 12)
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"Una persona è semplicemente il prodotto del suo pensiero: ciò che pensa diventa."
Mahatma Gandhi
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