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Newsletter -  Maggio 2008 numero 95  www.professionelavoro.net

L'Argomento del Mese:   Come gestire una conversazione su un tema delicato.

La vita in azienda comporta il confrontarsi con comportamenti che richiedono il doversi confrontare con collaboratori o colleghi su temi delicati: la mancanza di ordine o trascuratezza del proprio posto di lavoro o della propria persona; uso di linguaggio o atteggiamenti inadatti ad un contesto lavorativo; mancanza di rispetto nei confronti degli altri. Questi sono alcuni dei vari comportamenti che richiedono un confronto schietto, sereno e che possa irrobustire, anziche’ minacciare o ledere, il rapporto interpersonale. Di seguito alcuni spunti pratici su come gestire queste conversazioni.

LA CHECKLIST DEL CAPO
Come gestire una conversazione su un tema delicato

Chiedere alla persona il permesso per dare feedback sul suo comportamento.
Anche se siamo il diretto riferimento della persona, chiediamo se e’ il momento giusto e il luogo giusto per dare del feedback. Aprire quindi la conversazione con un atteggiamento volto al vero dialogo. Mostrare fermezza e decisione se la persona mostra di non voler utilizzare questa apertura al dialogo e collaborare.

Iniziare il feedback evitando di essere troppo diretti.
E’ utile aprire la conversazione ‘preparando il terreno’ affermando apertamente che il feedback che non e’ semplice nemmeno per noi parlare dell’argomento ma lo vogliamo fare per il bene della persona.

Evitare di amplificare le fonti del feedback.
E’ consigliato prendere piena responsabilita’ in merito al feedback che si sta per fornire, senza coinvolgere osservazioni di altri (anche se queste effettivamente ci sono state).

A questo punto il feedback migliore e’ quello semplice e diretto. “Voglio parlarne con te perche’ questo e’ un argomento che devi gestire per stare meglio in azienda e aver modo di affermarti”.

Comunicare chiaramente le conseguenze.
Indicare chiaramente perche’ un cambiamento di comportamento avra’ delle conseguenze positive mentre il mantenere lo stesso comportamento inevitabilmente avra’ conseguenze negative (specificando quali).

Giungere ad un accordo su cosa c’e’ da fare per migliorare la situazione.
Fare questo fissando una vera e propria scadenza ottenendo dalla persona l’impegno formale di rispettarla.

Seguire da vicino gli sviluppi della situazione.
Se impegni presi non vengono rispettati o vengono rispettati in maniera parziale e’ necessario agire con tempestivita’ con un nuovo feedback specifico e continuare a far questo in modo schietto e diretto anche fino al punto di giungere a spiacevoli azioni disciplinari.

Gestire conversazioni difficili seguendo questa metodologia richiede esperienza e l’esperienza si forma semplicemente facendo pratica esercitando determinazione e fermezza unitamente ad un senso di umilta’ e apertura verso gli altri.

Bibliografia: Susan M.Heatfield About.Com:HR

Inviare commenti e riflessioni a: info@professionelavoro.net

VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini

Argomento del Mese: I trucchetti dei politici e delle aziende...

Gandhi viaggiava in terza classe e la gente lo ammirava anche per questo. Poiché non viaggiava da solo ma col suo seguito, così facendo in realtà rendeva la terza classe ancora più affollata. Se avesse viaggiato in prima classe, con l'aria condizionata, sarebbe stato meglio lui ma soprattutto avrebbe contribuito a diminuire l'affollamento della terza classe o, a parità di affollamento, ci sarebbero stati più posti a disposizione dei veri poveri che non potevano permettersi altro.

Questi comportamenti quindi non aiutano in concreto ma servono ad alimentare la venerazione della povertà da parte dei poveri. Suona provocatorio? A pensarci bene è proprio così che funziona: se una figura carismatica si comporta e vive da (finto)povero, i poveri veri sono indotti a pensare che la loro povertà sia qualcosa di speciale. “Guarda, perfino il Mahatma Gandhi viaggia in uno scompartimento di terza classe! Perfino il Mahatma Gandhi vive come un povero!”.

La povertà è stata venerata e in qualsiasi luogo dove la povertà sia venerata i suoi abitanti rimangono poveri. Questo è palpabile soprattutto in India ma non è poi granché diverso da ciò che accade in talune aziende all'interno dei seminari per l'adozione del codice etico laddove il manager si rivolge agli operai usando sfacciatamente il “noi” senza minimamente dubitare se sia etico che lui guadagni in un mese quello che gli altri guadagnano in un anno. Inoltre in caso di crisi dell'azienda il manager, specie se pubblico, viene di solito promosso ad altro prestigioso incarico ma non mi risulta che la forza lavoro riceva un trattamento analogo.

Nel mese che si è aperto con la festa del lavoro potremmo dibattere su aspetti come questo, che ne dite?

giansandro.simonini@professionelavoro.net

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