| Newsletter - Luglio 2008 - numero 97 www.professionelavoro.net |
| Dieci principi guida all’empowerment dei collaboratori (parte 2 di 3) |
LA CHECKLIST DEL CAPO
Dieci principi guida all'empowerment dei collaboratori (parte 2 di 3) segue dal numero precedente
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Condividere gli obiettivi. Assicurarsi che tutti i collaboratori abbiano chiaro quali sono gli obiettivi organizzativi e assicurarsi che strumenti di misurazione di detti obiettivi siano identificati e siano a disposizione dei collaboratori perche' possano verificare anche loro stessi con continuita' la valenza dei risultati raggiunti.
Fidarsi dei collaboratori. Mostrare concretamente di nutrire un senso di fiducia per i propri collaboratori confidando che abbiano le intenzioni giuste e prendano le decisioni giuste nel momento appropriato raggiungendo il risultato convenuto.
Fornire informazioni e dati. Assicurarsi che i collaboratori abbiano accesso a tutte le informazioni e dati di cui hanno bisogno per prendere decisioni nell'ambito del loro ruolo.
Delegare autorita' e opportunita' per emergere non semplicemente attivita' operative. Non limitarsi a delegare attivita' operative e tediose, assicurarsi che la delega riguardi anche poteri decisionali e contesti in cui ci sia realmente l'opportunita' di mostrare il proprio valore.
Fornire feedback con frequenza e metodo. Fornire feedback con frequenza allo scopo di assicurarsi che i collaboratori siano consapevoli di cosa stanno facendo e come lo stanno facendo. Usare metodo nel fornire feedback: siate specifici nei contenuti e nei fatti, fare critiche sempre in modo costruttivo stimolando concretamente a migliorare o valorizzando i risultati raggiunti.
segue nel prossimo numero |
bibliografia "HR-about.com" - Susan M.Heathfield
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VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini |
Argomento del Mese: ragazzi brillanti...
Lo scorso 25 giugno il quotidiano Il Tirreno ha pubblicato il servizio intitolato “Genietti a Volterra”, sotto titolo: “Tutti d'accordo al campus del Sant'Anna: vogliamo sfondare”. Chiarisco che si parla della Scuola Estiva di Orientamento 2008 che la Scuola Superiore S.Anna di Pisa organizza a Volterra per far conoscere a ragazzi brillanti del penultimo anno delle scuole superiori l'offerta formativa della Scuola stessa. Quel sotto titolo, e alcune affermazioni dei ragazzi intervistati, mi ha fatto riflettere.
Che significa sfondare? Etimologicamente significa distruggere, in senso figurato affermarsi, avere successo in un ambiente, in un'attività. Ed è da qui che occorre iniziare una riflessione sul significato e sul valore etico e sociale dell'affermarsi. Se sfondare significa acquisire visibilità, stipendi elevati, fare carriera, allora anche i medici della clinica S. Rita di Milano hanno sfondato, ma causando lesioni e in alcuni casi la morte dei pazienti.
Tutti i ragazzi intervistati, tranne uno, concordano nel ritenere inutili gli studi umanistici “Che ci fai con la filosofia oggi?” sostiene uno studente. Una ragazza confessa che lo studio non le lascia tempo libero, un'altra, alla domanda come intende conciliare carriera e vita familiare risponde “Troverò una persona che contribuirà al MIO successo e MI sosterrà” cioè pare voglia fin d'ora un compagno che viva per lei, al suo servizio e nella sua ombra! Tutti hanno già idee chiare, quasi nessuno sembra appassionarsi né divertirsi ma solo programmare la carriera. Unica eccezione uno studente di liceo classico che dice di avere tanti amici, suonare la chitarra e di essere indeciso perché lo appassionano tutte le materie, sia scientifiche che umanistiche. Ammette cioè di divertirsi, di coltivare molteplici interessi e soprattutto di sapersi appassionare.
Mi piacerebbe intervistare di nuovo questi ragazzi tra 15 anni..... Per adesso in bocca al lupo.
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| Libro da non perdere |
Fila sport. Il successo dell'innovazione discontinua
di Enrico Frachey
Quando un’azienda entra in crisi, allora è il momento giusto per farla crescere. Non limitandosi a tappare le falle della barca, ma puntando su rotte prima neppure immaginate. Discontinuità, fantasia, innovazione: è la parabola di Fila, uno dei marchi più noti del made in Italy, qui raccontata dal principale protagonista di questa avventura imprenditoriale. Una storia che comincia nei primi anni Settanta, quando una delle tante industrie di maglieria presenti sul territorio italiano, con mezzo secolo di vita già alle spalle e un lento declino all’orizzonte, decide di cambiare tutto e puntare sull’abbigliamento sportivo.
(2008, Guerini & Associati, pp.281 26 Euro)
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| Perla di saggezza |
“Il miglior modo per predirre il futuro e' quello di crearlo!"
Jason Kaufmann
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