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Newsletter - Gennaio 2009 - numero 103 www.professionelavoro.net

La formazione outdoor scopre una nuova tecnica: la subacquea (parte 1 di 2)

L’Outdoor Management Training è una metodologia formativa che utilizza il supporto di situazioni concrete create in sessioni prolungate nel mezzo della natura per rilevare e migliorare il comportamento di una persona o di un gruppo.
Si usa quando lo scopo della formazione è lo sviluppo di determinati comportamenti organizzativi e risulta particolarmente efficace se è svolta sotto la conduzione di un trainer appositamente preparato.
Le attività pratiche all’aperto mettono i partecipanti di fronte a problemi pratici e concreti che essi sono chiamati a risolvere attraverso una loro azione diretta e immediata, nel contesto del gruppo di riferimento.
L’apprendimento avviene attraverso una riflessione comune sui risultati e sulle modalità che ciascuno ha adottato nelle differenti esperienze, con una specifica focalizzazione su una serie predefinita di comportamenti organizzativi.
Le esperienze outdoor sono veri e propri percorsi formativi in mezzo alla natura e possono durare ciascuna diverse ore. Sono progettate e realizzate in modo da fare leva sul coinvolgimento emotivo dei partecipanti che permette di superare alcuni schemi di pensiero e di comportamento consolidati in azienda e ormai “automatici” e di fare emergere nuove modalità di azione.
Per facilitare lo sviluppo dei nuovi comportamenti organizzativi, tutte le attività sono riprese con le telecamere, in modo che la successiva discussione di gruppo possa permettere a tutti di confrontare le proprie esperienze sia con quelle degli altri partecipanti che con il riscontro “oggettivo” della registrazione video.
Le attività fisiche in questa prospettiva sono puramente strumentali alla creazione della corretta tensione emozionale: sebbene avvengano in assoluta sicurezza grazie all’assistenza di guide specializzate, resta forte la percezione di un certo grado di pericolo potenziale.
L’outdoor training consente quindi ai partecipanti di sperimentare, attraverso attività fisiche strutturate, situazioni e comportamenti che creano un forte ancoraggio, anche emotivo, con gli apprendimenti ai quali è finalizzato tutto il lavoro.

Come funziona la formazione outdoor

La formazione outdoor utilizza un percorso d'apprendimento che in genere si sviluppa attraverso l'alternarsi di tre momenti differenti:

Azione

Durante le sessioni di azione i partecipanti sono chiamati ad affrontare una serie di esperienze outdoor nelle quali devono agire:
in situazioni insolite dovendo svolgere dei compiti di tipo nuovo (per esempio tracciare la rotta per una barca a vela) con forti analogie con attività lavorative (cogliere e indicare ad altri un percorso da intraprendere);
in situazioni uguali a quelle affrontate sul lavoro (per esempio negoziare delle risorse scarse) ma traslate su altri contenuti e su altri oggetti (l’attrezzatura necessaria per costruire una zattera).

Rielaborazione

Durante le sessioni di rielaborazione i partecipanti:
riflettono a caldo sulle esperienze appena affrontate sotto la guida di un conduttore (trainer);
espongono le proprie opinioni, sensazioni, pensieri, emozioni sui propri comportamenti agiti;
danno il proprio feedback rispetto ai comportamenti osservati degli altri colleghi ed alle dichiarazioni da loro effettuate;
ricevono il feedback dagli altri colleghi;
ricevono il feedback dal trainer ed elaborano insieme a lui interpretazioni e ipotesi su quanto accaduto.

Modelli mentali

Durante le sessioni di rielaborazione (in genere verso la fine di queste sessioni) o in brevi sessioni apposite, vengono presentati e discussi alcuni modelli mentali.
Il trainer, traendo spunto dalle osservazioni e dalle rielaborazioni dei comportamenti agiti dai partecipanti durante l’outdoor e dal loro confronto con le situazioni vissute sul lavoro, estrae da queste alcune considerazioni più generali e le concretizza condensandole in un modello orientativo per il futuro.

Intendiamo qui per modello qualsiasi schema concettuale più o meno semplice che possa risultare utile come strumento cognitivo per guidare il comportamento delle persone.

La maggiore o minore efficacia dei risultati conseguiti dalla realizzazione di una formazione outdoor dipende da:
una progettazione precisa e focalizzata su obiettivi d'apprendimento,
un'organizzazione accurata e completa,
una conduzione professionale delle esperienze e delle rielaborazioni.
(segue un approfondimento nel prossimo numero)

di Gaetana Gagliano (www.studiogagliano.it)

 

 

LA CHECKLIST DEL CAPO
Nel prossimo numero approfondimenti su questa nuova metodologia formativa...

 


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VALORE AGGIUNTO
Rubrica curata dall'Ing. Gian Sandro Simonini

Argomento del Mese: anche in azienda serve il direttore d'orchestra

Ho seguito in TV il concerto di Natale trasmesso il 21 dicembre dall'aula del Senato e diretto da Giovanni Allevi.

Credo che tutti vorremmo avere un capo capace di infondere gioia ed entusiasmo come fa lui con i suoi professori d'orchestra riuscendo a tenerli costantemente attenti e concentrati sull'esecuzione del brano e facendoli esprimere sempre con passione ogni singola nota.

Scrive infatti nel suo secondo libro In viaggio con la Strega “Voglio che (ogni orchestrale) suoni ogni nota come se fosse l'ultima, che sia feroce e totale in ogni suo gesto” e spiega che “Il rapporto umano con i musicisti è delicato. Deve scattare un innamoramento reciproco e, quando c'è, l'unico modo per preservarlo è evitare qualunque contatto fuori dal palco.”

E' proprio l'opposto di ciò che veniva proposto in tanti corsi aziendali di motivazione, outdoor, i cui partecipanti erano costretti a stare insieme 24 ore su 24 affrontando prove di sopravvivenza degne di un commando di marines ed il cui unico risultato concreto era la foto di gruppo da incorniciare e appendere in ufficio una volta tornati e ripreso il solito tran tran.

Concordo piuttosto con Allevi sull'importanza di essere così come si è, di cercare di incontrare le proprie emozioni più profonde, di seguire la propria natura e di buttare il cuore nelle proprie scelte accettandone le conseguenze senza cedere alla paura ed impegnandosi a stabilire quel rapporto magico con l'esistenza che ci fa sentire vivi e pronti ad accogliere l'incertezza del futuro.

 

 

 

Inviare Commenti e riflessioni a: giansandro.simonini@professionelavoro.net
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«Le parole continuano a vivere dopo di noi.» È quello che scoprirà Chiara, una giovane manager con tante ambizioni che decide di farsi allenare da un coach per migliorare la sua comunicazione. L’incontro con Maria, coach e imprenditrice di successo, si rivelerà molto più profondo: attraverso l’arte del comunicare, le aprirà la strada verso la vera realizzazione di sé come persona e come professionista. Due protagoniste di un libro che ha molto di autobiografico, ma che in realtà è un manuale scritto per essere messo in pratica passo dopo passo e tenuto sempre a portata di mano.

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Perla di saggezza

 

“Nel riflettere sui miei metodi di pensiero mi rendo conto che la fantasia ha avuto per me molta piu' importanza della mia capacita' di apprendere e sviluppare il sapere scientifico."

Albert Einstein

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