Il conflitto come processo: riconoscerne le varie fasi e gestirle (parte 1 di 4)
Spesso nella vita, soprattutto lavorativa, ci è successo di essere protagonisti, attivi o passivi, di situazioni conflittuali.
Spesso siamo stati noi a rendere manifesto il conflitto “esplodendo” di fronte ad una situazione di disagio e altrettanto spesso siamo stati la causa o abbiamo solamente assistito alla reazione “eccessiva” di altre persone.
In entrambi i casi la situazione è stata sicuramente spiacevole e probabilmente sono state dette cose non volute con il preciso scopo di “colpire duro” quello che in quel momento è “il nemico”.
Questo è infatti l’aspetto più grave di un conflitto mal gestito: vengono quasi sempre dette cose che in condizioni normali i nostri filtri mentali ci impediscono di dire. E nel migliore dei casi vengono dette cose che si pensano, ma con modalità del tutto errate.
In entrambi i casi si manca di rispetto all’interlocutore a prescindere da chi abbia ragione o torto nella sostanza.
Il linguaggio è il mezzo principale per scambiare informazioni con altre persone e quindi ciò che viene detto viene assimilato a quello che la persona pensa realmente.
Quindi la soluzione positiva di un conflitto non può prescindere ad una corretta comunicazione.
Ma, a parte questo, il modo migliore per risolvere un conflitto è cambiare la nostra visione che lo riguarda: vederlo non più come una situazione spiacevole da evitare o come un momento di sfogo della nostra aggressività ma piuttosto come un’occasione di confronto per far emergere criticità che ci creano disagio sia sul lavoro che nella vita personale.
E soprattutto imparare a riconoscere le varie fasi che lo caratterizzano per imparare a gestirle. |
Rugby dal campo all'azienda. Oltre il semplice fare squadra
di Claudia Cavaliere, Paolo Mulazzi, Riccardo Paterni
Il modo più efficace per acquisire e interiorizzare modelli di comportamento e di gestione manageriale è apprenderli sul campo. Questa volta però entriamo in un campo reale, coperto d'erba e delimitato da strane porte a forma di H, dove due squadre si affrontano in una battaglia cruenta ma corretta per la conquista di una palla ovale e di una meta. Il rugby, definito "sport Re" dagli addetti ai lavori, non solo è un gioco appassionante; è anche portatore di un insieme di principi e strumenti che possono essere applicati a qualsiasi realtà organizzativa complessa, in particolare al mondo aziendale. Sport delle possibilità creatrici, il rugby guarda ai momenti di crisi come a preziose occasioni di crescita: una lezione strategica in un contesto come quello attuale, in cui la capacità di adattarsi a scenari in continua evoluzione assume un'importanza determinante per la sopravvivenza dell'organizzazione. L'allenatore, al pari del manager di un'azienda, prepara i suoi uomini a gestire il conflitto e a ricavarne opportunità di successo, nel rispetto di regole condivise fondate sulla responsabilità e sul sostegno dei compagni di squadra. Supportati dalle testimonianze di sportivi del mondo ovale, gli autori accompagnano il lettore alla scoperta dei valori che orientano il gioco del rugby e degli strumenti che questo mondo affascinante può offrire alla teoria del management: evoluzione, adattamento situazionale, etica, identità, obiettivi condivisi, leadership.
(2009, Guerini & Associati, pp.269 Euro 21.50)
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